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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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CATERINA E TERESA. PASSIONE E SAPIENZA DELLA MISTICA DELLE DONNE Antonietta Potente e Giselle Gómez

Si tratta di un libro che instaura una relazione creativa con la lettrice il lettore. Un testo che invita a guardare la vita con altri occhi e trovare nuovi modi creativi di viverla. Le autrici infatti si avvicinano a Caterina da Siena e Teresa d’Avila ponendo queste due donne non come modelli da imitare ma come spunti creativi per ricreare la nostra vita in modo differente.

Dice il testo “L’avvicinamento a loro, alla loro presenza in noi, c’invita a una relazione creativa con noi stesse e con il mistero a partire dal nostro universo simbolico. Queste voci interiori, quest’eco sapienziale per noi diventa urgenza, inquietudine ricerca”

E ancora “Maestre mistiche che non ci chiamano all’imitazione, ma all’audacia e al rinnovamento di nostri ritmi interiori e delle nostre sensibilità”

Le due mistiche hanno un modo altro rispetto a quello canonico della chiesa di avvicinarsi a Dio e alla vita.

Il libro parla delle loro esistenza ma si avvicina alla mistica e la vede come l’entrare in una nuova relazione con la realtà, con gli esseri, con il mistero, un nuovo modo creativo di esserci, diverso dagli schemi patriarcali, un modo nuovo, semplicemente “altro”.

 

I punti che mi hanno toccato

 

Il libro dedica spazio a quello che la mistica evoca nella vita delle donne.

Come nella mistica, le donne hanno trovato i propri spazi e le proprie dimensioni per esistere e per essere. Hanno trovato luoghi altri rispetto alla trama ufficiale scritta dal patriarcato

 

Dal testo: “Le donne hanno inventato i propri spazi e la mistica irrompe precisamente come possibilità di allargare spazi nell’’ambito sacro. La mistica restituisce a tutte le donne un grido di rivendicazione, che è desiderio di creatività, ricerca del proprio io nascosto e ridotto al silenzio, per non dire represso. In alcuni casi diventa spazio di trasformazione dei modelli usati dagli uomini, in altri trasgressione e novità totale”

 

E ancora “La mistica evoca qualcosa nelle donne, che si scoprono più avanti di modelli culturali e sociali che la coscienza collettiva ha attribuito loro

Al di là di specifiche epoche storiche, la mistica ci conduce a dimensioni archetipiche, il cui calore attrae le donne che sentono il ritorno a questi spazi oltre la storia come progressivo cammino di liberazione. Nella personalità femminile queste dimensioni archetipiche non hanno la funzione di distrarre o di illudere le donne ma piuttosto di chiamare a una responsabilità creativa e a un’audace determinazione; invitano a una solitudine sonora per rinascere”.

 

 

Come avviene la ricreazione noi stesse? Secondo Teresa e Caterina questo processo parte dal conoscimento di sé. Conoscimento non inteso come un gioco egocentrico che si chiude in sé, nei suoi problemi e nella rivendicazione. Al contrario è una crescita di personalità, libera e cosciente.

 

“il non conoscersi, il non capire noi stesse è pena e confusione… non è una piccola pena e confusione il fatto che, per colpa nostra non conosciamo noi stesse; né sappiamo chi siamo. Non sarebbe grande ignoranza, figlie mie, se uno interrogato chi fosse, non sapesse rispondere, né dare indicazioni di suo padre, di sua madre, né del paese d’origine?

Questa sarebbe una grande bestialità, ma senza paragone è maggiore quella che abbiamo noi quando non ci sforziamo di sapere cosa siamo… (sono le parole di Teresa)

Conoscersi è importante per poter ricollocarsi nella storia. Ricollocarsi per superare modelli sociologici e culturali imposti dalla società.

Dice il testo “Allora non conoscerci e non capire noi stesse sarebbe come non essere, non avere identità: è fondamentale per ricollocarci come donne nella storia, soprattutto nel vortice del mistero, partire dai nostri affetti e dai nostri atti d’amore”

 

Un punto che mi è sembrato interessante è come anche Gesù voleva decostruire i rigidi ruoli della società patriarcale “E’ interessante notare – scrivono la autrici – che lo stesso Gesù cerca di convincere contemporanei e contemporanee sulla necessità di superare quei modelli con espressioni che ci sono sembrate molto forti: non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra (…). Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre e la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera (…). Chi ama il padre e la madre più di me…(Mt 10, 34.35, 37)

Questa polemica non ruota attorno al problema di una nuova dipendenza – rispetto a Lui – ma attorno all’antica problematica delle società patriarcali, classiste, organizzate gerarchicamente con ruoli e padroni nella società e nella religione. E’ straordinario come Gesù intenda rompere con questi schemi tanto a livello sociale che personale.  In modo deplorevole, nel corso della storia, la nostra interpretazione cristiana lo ha tradotto come uno spiazzamento e un’esclusione dell’umano più umano verso lo spirituale più spirituale, cioè il mondo degli affetti spirituali e divini.”

 Attraverso le parole delle due mistiche si può riflettere inoltre anche sul desiderio. Riscoprire il proprio desiderio è essere fedeli a se stesse.

Dal testo: “Il desiderio è grido cosmico e per questo, chi lo percepisce lo percepisce come esperienza mistica, come l’esperienza degli spazi che si dilatano insieme alla loro finitezza. In questi due archetipi femminili, Caterina e Teresa, riscoprire il desiderio o riconoscere la sete significa essere fedeli a se stesse”

 

Sempre da Caterina e Teresa possiamo scorgere il concetto della non differenziazione tra pubblico e privato.

“Nell’ambito della riflessione storica sugli archetipi e i miti culturali e religiosi, è possibile trovare il punto d’incontro tra gli ambiti della vita individuale e quelli della vita politica (della polis, della città). Gli dei e le dee seguono linee che s’intrecciano nell’agire e nel comportamento; tutte le dee e gli dei sembrano avere il proprio universo etico, i cui valori riflettono le cosmovisioni dei popoli: immagini della divinità, relazioni con il cosmo e con i suoi movimenti astrali, ma anche competizioni e gerarchie nella vita, giustificazioni delle strutture di oppressione e di esclusione”

“i nostri due archetipi, Caterina e Teresa, ci lasciano intravedere questa strana complicità tra le varie dimensioni. Il politico – mondo abitato, persone concrete, problematiche ecclesiali e storiche – gioca una carta attraente: la storia attrae come il mistero. In essa si ama e al tempo stesso di soffre, si spera, si inventa, si riforma, cioè si ri-crea. Il politico come il mistico, è una possibilità perché i sentimenti tornino a sentire, uno spazio dove provare la sete e cercare di calmarla. E per questo si cerca: viso e visi, cristi e Cristo. Giustizia e pace corrispondono non solo a un equilibrio statico sociale e giuridico, ma a una realtà. Imparare ad essere in un modo diverso, appoggiate, quiete. Le inquietudini storiche aumentano la nostalgia, si desidera calmare la sete e vivere con calma.”

 

Infine un cenno sul corpo. Caterina e Teresa erano anche corpo. Il corpo non viene vissuto come modello estetico ma come una sapienza acquisita che cresce e fa crescere mente e viscere.

 

Cosa ha risuonato in me

 

Devo dire che il libro mi ha ispirata creativamente per vivere in un modo “altro”. Il testo mi ha spinto a decostruire certe ideologie della mia mente che non sono frutto del mio pensiero ma da schemi mentali imposti dalla società. Ad esempio il valorizzare il mio lato spirituale in contrasto con la società dei consumi in cui viviamo, il piacere della riflessione, della posatezza, della riscoperta del sacro negli interstizi della mia vita, tra le mie parole e i miei respiri. La riscoperta di una mia dimensione altra dalla classica Serena: casa, amiche, lavoro e divertimento.

 

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