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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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IMPARARE AD AMARE LA MADRE

Ricongiungersi con la madre è un momento da affrontare.

La madre è la nostra storia, il rapporto con essa è il ritrovamento del senso del nostro essere al mondo come donne.

Non sempre è possibile, a volte il rapporto è difficile.

Ma non si tratta di riconciliarsi…si tratta di imparare ad amare la madre. Cosa vuol dire? E se il rapporto è difficile o inesistente?

“Imparare ad amare la madre” non significa né recuperare l’originario rapporto che ci ha legato a lei nella prima infanzia – si trova scritto nel bellissimo libro Lo specchio materno. Madri e figlie tra biografia e letteratura a cura di Anna Scacchi (Luca Sossella editore) -, operazione impossibile, né semplicemente comprendere il suo stato di vittima dell’ordine del padre, atto che lascia inalterato lo status quo. Significa, invece, riconoscere quanto di ciò che siamo oggi in quanto esseri simbolici e sociali ci viene dal lavoro delle madri. Non siamo emersi alla vita civile e al linguaggio, come vuole Lacan, rompendo l’unione simbiotica con la madre ma, al contrario, grazie a lei, che ci ha fatto dono della parola.”

Nostra madre ci ha insegnato a muovere i primi passi nel mondo e grazie a lei siamo portatrici e portatori di saperi per vivere nella società.

Come possiamo imparare ad amare la madre?

Sempre dal libro sopra: “Ciò che importa non è il contenuto della storia, ma che la storia venga raccontata, intricata, conflittuale, intensa di passioni com’è. Che la relazione madre-figlia non venga messa da parte come un momento da superare per conquistare l’indipendenza, ma restituita al suo posto legittimo di evento primario e strutturante della nostra identità. Per citare di nuovo le parole di Adrienne Rich, che la madre sia persa dalla figlia e la figlia dalla madre è la grande tragedia delle donne. Come possiamo imparare ad amare la madre? Raccontando le sue storie , anche quando si tratta di trame controverse, che ci dicono di madri che vivono in modo problematico l’etica del materno e di figlie che vedono dei desideri delle madri un tradimento delle loro aspettative di dedizione totale. Creando, per tentativi ed errori, il linguaggio per poterle raccontare, queste storie, per non essere costrette ad accettare come vera l’unica storia che ci è stata insegnata, quella che narra che i figli maschi amano la madre e sono da lei riamati, mentre il legame tra madri e figli è fatto soltanto di conflitti e sopraffazione”.

Quindi raccontare, narrare anche ciò che non si riesce a dire, narrare ancora. Il rapporto madre figlia non è sempre fatto di conflitti ma anche di grande complicità, di meravigliosi scambi di energia, di ricerca e ritrovamento di senso.

E se il rapporto è difficile? Allora si narra, si narra la storia di lei, la storia di noi, i conflitti e i desideri espressi e mai detti arrivando così a un senso del dolore che comunque riguarda entrambe.

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