Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.
Sandra sta andando a trovare un'amica che nutre per lei dei sentimenti ambivalenti
LOST IN TIME CONTINUA....
L’uomo si avvicinava sempre priù.
Ebbe modo di vederlo più da vicino. Non era lui, le era solo sembrato.
Capitava spesso, da anni.
Questa volta però la delusione non sembrò essere così forte.
Stava forse abbandonando quel sogno? Quel desiderio così forte di rivederlo?…
Sospirò. Mai come in quel momento si rese conto che suo padre l’aveva abbandonata, le aveva abbandonate.
Non era mai tornato e probabilmente non ne aveva intenzione e neppure l’aveva mai avuta. Come non aveva mai avuto il desiderio che qualcuno, in qualche modo, lo ritrovasse.
Squillò il cellulare e i suoi pensieri vennero interrotti.
Pensò, sperò fortemente fosse lei.
Ma sul display luminoso compariva Paige.
Paige! Esclamò. Si stava proprio dimenticando di lei.
Correva mentre, ancora al telefono, rassicurava l’amica che si trattava di un ritardo contenuto.
“A più tardi allora” Disse Paige e, alzandosi dalla scrivania nera, chiuse la conversazione.
Si sentì d’incanto sollevata.
Sandra.
La sua vivacità le dava energia.
E poi si sentiva accettata.
L’accettazione. Un nodo dolente alla soglia dei suoi cinquant’anni.
Un nodo che stringeva forte, a volte era più immaginario che reale ma che faceva male, eccome se faceva male.
Ma con Sandra, come con poche altre, si sentiva bene.
Il suo atteggiamento, la sua predisposizione d’animo...
In qualche modo Sandra trovava la giusta alchimia di frasi e sorrisi che la mettavano a suo agio e si sentiva accettata.
Si, si sentiva accettata.
Lo pensava mentre percorreva il corridoio.
Lo pensava mentre, come d’abitudine, passava davanti allo specchio.
E come d’abitudine, vedendosi riflessa, sentiva rimbombare quel forte senso di disagio di cui da anni soffriva.
Alta e asciutta, fisico mascolino, lineamenti duri, pelle secca.
Decisamente poco attraente. Occhi piccoli e scuri, naso grande, capelli crespi.
Per quanto c’avesse lavorato sul suo corpo, i miracoli non aveva potuto farli.
Decisaemente poco attraente .
Per di più poco socievole, poco estroversa.
E quel profondo disagio di cui soffriva da anni, forse conteneva in sè tanti elementi che la caratterizzavano, elementi collegati tra loro che agivano circolarmente.
Poco attraente quindi timida quindi sola. Sola per cui convinta di non essere sufficientemente attraente...Da lì un atteggiamento di finta superiorità per colmare con qualcos’altro quello di cui non l’aveva dotata la natura. Conseguiva l’allontanemento di tante amiche che la consideravano un po’ troppo snob....
E quell’amore vivo celato dentro di sè, tenuto segreto, mai esternato e mai ricambiato...
Ma quel disagio forse andava ben oltre...
Sandra era molto giovane.
In lei c’era la vivacità di una giovane esistenza...
Questo le piaceva, la risollevava.
Aperta al mondo, non si fermava all’apparenza.
Ed era quello che più amava in lei.
Quello che la faceva star bene...
Anche se così distanti d’età avrebbe potuto anche innamorarsi...se non fosse per quella sua storia così segreta...
A volte accadeva che, i sentimenti d’amore verso Sandra, s’avvelenassero di un’insidiosa acuta invidia...
Sistemava i biscotti, pensando che quella Lucille l’aveva ridotta uno straccio.
Ma nel suo sguardo c’era la scintilla della vita, e nella sua giovane età ogni possibilità di fare grandi cose...
Questo la irrigidiva.
Per lei non era così.
I suoi occhi erano avvolti da una luce opaca, come chi la vita la vive lasciando passare il tempo, e sperando che questo passi il più in fretta possibile.
E quel pomeriggio l’avrebbe trascorso consolando Sandra.
Ma le sarebbe presto passata presto. Sandra era forte, anche se a volte non lo sapeva e si lasciava vincere dalle situazioni.
Ma avrebbe imparato. Infondo la vita l’aveva già messa di fronte situazioni difficili...
Madre assente, padre scomparso misteriosamente quando aveva 12 anni...
12 anni...
Come l’aveva presa?
Arrivò nel suo studio, mise a posto alcune pratiche.
Tra la marea di documenti, quelli relativi alla madre di Sandra.
Quante cose aveva capito da quella causa...
La tormentata vita sentimentale di quella donna, la totale sua assenza nella vita di Sandra presa com’era da innumerevoli storie, tutte rigorosamente con uomini che poi le creavano problemi, esattamente come quello in questione, quello con cui erano state in causa...
La tavola era pronta.
“Chissà come deve essersi sentita sola... – pensava – forse per questo...ha tante amiche più grandi di lei…cerca una madre...chissà cosa prova per me?”
Sicuramente Sandra provava affetto, questo Paige lo sentiva. Affetto che ricambiava con un atteggiamento materno.
Dal frigo estrasse un aperitivo, lo stesso che avevano preso la sera che si erano conosciute.
Ricordava ancora quanto l’avesse colpita la sua apparente ingenuità.
Ingenuità che le faceva provare dei sentimenti materni ma erotici nello stesso tempo.
Sandra sembrava una bambina, dava l’illusione di esserlo, ma non lo era.
Era mantenuta, ma indipendente psicologicamente.
Era fragile ma nello stesso tempo era capace di grande forza.
Paige a volte provava sentimenti contrastanti.
Per certi aspetti si immedesimava in lei, soprattutto quando era fragile...
Ma il suo lato volitivo, determinato...
Il fatto che comunque fosse libera...
Tutte cose che a lei erano mancate..
Libera ora lo era ma da ragazza aveva avuto i genitori sul collo finchè se n’era andata da casa...
Ma era avvenuto tardi, quando aveva avuto la possibilità di mantenersi da sola, quindi dopo i 35 anni...
Per Sandra allora provava un po’ di invidia da quel punto di vista.
Ma non elaborava più di tanto...lasciava i sentimenti contrastanti gli uni accanto agli altri...
Non che fosse errato, ma forse ci avesse pensato un po’ di più...certe cose le avrebbe evitate...
Non avrebbe ferito qualcuno che infondo amava molto....
Ricordò come gironzolava per il locale...a caccia...
Ricordò come i suoi discorsi accoglienti l’avessero rassicurata...
Lei che si sentiva a volte così brutta....così inadeguata...
E poi il suo sorriso, la sua spontaneità....
Doveva crescere però. Più che di età, aveva bisogno di fare alcuni passi importanti.
Piccola Sandra, pensò. Ti auguro ogni bene.
Non sapeva ancora…
Mi sembra di sentirla ancora accanto a me…io e lei, insieme, abbracciate. Le sue tenere carezze, tutto sembrava così vero. Non avevo mai provato un tocco così delicato e dolce. Nessun’altra mi ha mai coccolato così meravigliosamente….
Sandra smise di scrivere.
Era arrivata. Scese dal bus e si diresse verso la casa di Paige.
Abitava in una palazzina d’epoca ristrutturata, dietro un giardino.
Nonostante la luminosità di quella bella zona, l’abitazione di Paige era terribilmente buia.
Non provava certo delle belle sensazioni al suo interno, sentendosi soffocare come in trappola.
Qualcuno le aveva detto che ciò di cui le persone si circondano in qualche modo le rispecchia.
Lei ne era piuttosto convinta nonostante tutto non voleva comprendere il messaggio del suo corpo, un segnale chiaro che le suggeriva di stare attenta.
La verità è dentro di noi, in quello che sentiamo.
Sandra l’avrebbe sostenuto molto presto.
C’erano delle cose in Paige che le sembravano strane: aveva poche amicizie, poche storie, anzi nessuna. Le sue erano solo avventure, molto veloci...
A volte era particolarmente aggressiva e scontrosa, a volte si vantava troppo...come per compensare delle carenze interiori.
Sandra aveva percepito i disagi di Paige. Inoltre le mancava spesso intraprendenza e determinazione e aveva l’abitudine a non fare molta fatica e arrendersi subito...
Sicuramente elementi che avranno determinato molte questioni nella sua vita, pensava...
Eppure, per lei, Paige era proprio una grande.
Era stata capace di darle un grande conforto dopo la sua storia con Lucille....
Soprattutto quando voleva tornare sui suoi passi.
E poi come aveva aiutato sua madre...
Tra l’altro si era offerta lei, non le aveva chiesto nulla.
Leo era arrivato alle minaccie, ma la sua era soprattutto una violenza psicologica.
E quando non si trattava di questa, faceva comunque in modo di non essere perseguibile.
Un caso piuttosto complesso...
Neppure Sandra aveva capito...
Leo sembrava così innamorato, eppure...
Che contraddizione l’amore.
E non solo l’amore.
A pensarci bene...il personaggio di Leo era una contraddizione.
E Sandra doveva dire grazie anche a lui se era a Milano...
Ma in tutta quella storia chi sembrava averci visto chiaro era Paige.
Che l’aveva calmato a suon di sentenze...
Come avvocata era senza dubbio molto brava. Ma Sandra non poteva scordare che il successo di quella causa andava oltre la professionalità. Sandra non poteva non considerare la forza con cui Paige aveva portato avanti il tutto e non poteva non considerare che, in molte occasioni, aveva dovuto parlare in francese. La tenacia e determinazione che aveva permesso a Paige di vincere non avrebbe comunque potuto esserci se non forte di un sentimento d’affetto che caratterizzava la loro relazione.
Erano amiche ma soprattutto complici...
Un’inconscia energia positiva era circolata tra loro.
Entrame si sarebbero chieste come, con quelle premesse, sarebbe successo quello che stava per accadere.
La bellezza scaturisce dall’energia interiore, l’amore è l’appagamento di segreti bisogni, è un gioco di reciproci desideri e fantasie....
Era una delle frasi che Sandra diceva sempre e che a Paige piaceva particolarmente.
La rievocò sedendosi sul soffice divano nero.
“E’ destinata a grandi cose. Non lo sa ancora”
Sandra attraversò il cortiletto che portava al portone della casa, correva distrattamente rischiando di scivolare sulla ghiaia.
Erano già le diciannove, ben mezz’ora di ritardo. Una leggera brezza soffiava e aveva spazzato via tutte le nuvole. Il cielo sembrava infuocato così era rosso il sole del tramonto.
Sandra si fermò improvvisamente incantata da quello spettacolo.
Respirò profondamente.
Sua madre le aveva insegnato a godere di quegli istantanei irripetibili spettacoli.
Sua madre!
Ebbe un sussulto.
Si ricordò improvvisamente che avrebbe dovuto chiamarla o anche sua sorella. Se n’era proprio dimenticata. Forse aveva voluto dimenticare. Non se lo chiese più di tanto e prese il suo cellulare.
Credito insufficiente.
Uscì dal giardinetto alla ricerca di un telefono pubblico. Camminava velocemente guardando furtivamente le vetrine dei negozi.
Lentamente si accendevano le luci della sera. Si sentì riscaldare il cuore, mai come in quegli istanti era chiaro quanto amasse i colori della città, di quella città. Un altro spettacolo da godere... La vita era così bella, certe volte riusciva ancora ad assaporarla come a un tempo, come prima di Lucille.
Provò un’emozione intensa, come se ora stesse uscendo da quel buio, quell’angoscia, quel vuoto. Ne doveva uscire, assolutamente, doveva uscire da quell’ansia permanente, da quell’angoscia che bruciava le sue emozioni.
Un desiderio intenso. Ma qualcosa stava per avvenire.
Si fermò improvvisamente davanti una vetrina di elettrodomestici.
E una dolce emozione diede come l’inizio a qualcosa di nuovo.
Si trovò a guardare incantata un’immagine nitida davanti a lei su maxischermo di un televisore in esposizione. Un primo piano. Edith Julia Sophia Moore.
Il suo idolo, la sua passione, il suo amore segreto! Da tanti anni.
Edith Julia Sophia Moore.
Quella sera era nuovamente invitata a Millenumart, una delle più celebri trasmissioni culturali che parlava di arte. Vestita di rosso e finemente truccata, con atteggiamento da prof, tipico da prof, quale davvero era, stava sicuramente parlando del suo ultimo libro. Sandra ne era certa seguendo il labbiale.
La maglia nera che portava sotto la giacca rossa faceva risaltare l’oro delle sue collane particolaremente luccicante e il colore biondo dei suoi capelli sciolti e lunghi fino alle spalle.
L’emozioni di Sandra, dolci e forti allo stesso tempo, l’attraversavano violentemente...
Erano le emozioni che l’avrebbero salvata.
C’era mancato poco fosse la sua prof, pensò. Edith aveva smesso di insegnare nella sua Università l’anno precedente a quello in cui Sandra si era iscritta. Per passare a una Scuola d’Arte di specializzazione. Una delusione, ma del resto, la scuola dov’era andata valorizzava maggiormente il fatto che fosse, prima che un’insegnante, una storica.
Sandra fissava incantata la vetrina. Edith. Tutto era fascino in lei. Quei lineamenti dolci del suo viso ricevevano luce dai suoi splendidi occhi castani, grandi e accesi.
Per un attimo Sandra si sentì rinascere, sentì risvegliarsi in lei la passione, la sua passione, la voglia di amare, di innamorarsi. Ma non solo. In lei si risvegliò l’ambizione, l’entusiasmo per i suoi studi. Il desiderio di fare qualcosa di bello, di grande.
Ogni suo intervento, ogni sua parola, è una spinta, spinta a fare di più…
In quel momento quelle parole scritte anni prima in qualche suo diario le riaffioravano dai ricordi.
Edith Moore affronta l’arte da un punto di vista emotivo, a partire da quello che le suscita, il suo è un punto di vista vicino al sentire, all’esperienza…
Ho letto ora un suo scritto su Kandisky…come fa ad essere così… semplicemente… geniale?
Neanche con un miracolo riuscirò ad assomigliarle però…varrebbe la pena provarci…
E sarebbe poi così bello conoscerla…
Sandra ricordò quelle parole: ricoridi di lei adolescente, nella sua stanza a Nizza, tra i libri del liceo e pagine di diario....Studiare a Milano, in una delle più prestigiose scuole d’arte, un sogno, quella volta ancora un miraggio…comunque un’ambizione ben radicata…
Ritornò in sé, al presente. Sorrise e continuò a guardare lo schermo oltre la vetrina. Pensò che in parte ce l’aveva fatta: studiava a Milano e aveva visto Edith dal vivo diverse volte ad alcune sue conferenze. Non era mai riuscita ad avvicinarla però.
Dopo aver conosciuto Lucille però tutto era cambiato: aveva addirittura rinunciato a seguire alcuni incontri.
In quel momento, davanti a quella vetrina, era come se fosse avvenuto uno spostamento. Un passo in avanti.
Si sentiva alleggerita e pensò che forse, Lucille, non l’avrebbe più voluta rivedere. Sandra sentì comunque ancora quel vuoto, quel terribile senso di abbandono vissuto fin troppe volte nel passato…
Nelle relazioni affettive, pensò, di qualunque genere, forse si ricalca il rapporto con i genitori…
Infatti lo stesso senso di abbandono.
Forse…era per questo che le piacevano tanto le donne più grandi?
A questa domanda, un senso di angoscia crebbe in lei. Ma non ci badò più di tanto
Guardò Edith. Pensò quanto fosse bella. Per un momento immaginò di stringersi a lei.
Si incamminò perdendo l’orientamento…
“Quel suo atteggiamento intellettuale risveglia fantasie erotiche d’ogni tipo…” Pensava sentendo i brividi. Non s’accorse neppure che aveva un telefono pubblico proprio di fronte a sé.
“Devo riprendere ad andare ai suoi incontri…” Pensava
“Ma non mi noterà mai…”
Sospirò
“Dovrei cambiare un po’ look e studiare di più…così da avere più chance…”
Si svegliò da quell’incanto scossa da un suono forte di un clacson. Qualcuno stava per investirla con un motorino sul marciapiede.
Con il batticuore si spostò in un luogo appartato. Notò l’apparecchio telefonico e chiamò casa.
Naturalmente sua madre non c’era e Giorgia fu fredda e scortese come al solito.
Come sempre provò un senso di rabbia, sentimento che ricopriva un dolore di fondo da tanti anni sentito, a cui non si era mai abituata.
Rabbia che di solito serviva per mantenere una fredda terribile distanza.
Ma in quel momento, forse perché aveva visto Edith, forse perché sentiva nuovi desideri ed esigenze per la sua vita…un pensiero le attraversò la testa. E se avesse tentando di cambiare le cose con sua sorella?
Parlare, protestare, provare…
Infondo non aveva fatto mai nulla per cambiare la situazione.
Le cose difficilmente cambiano da sole...aveva avuto occasione di constatarlo nella sua vita...
C’erano stati degli anni in cui la lontananza dalla sorella e dalla madre le aveva fatto gioco…si era liberata di rapporti difficili e dolorosi: niente più bisticci e pasticci con Giorgia, niente più scontri con la madre che, seppur poco presente, aveva sempre da ridire su tutto quello che faceva. I tempi milanesi erano stati i tempi del distacco, della pace con se stessa, della conquista dell’indipendenza psicologica, che, per un po’ le avevano dato l’impressione di essere completamente autosufficiente se non fosse per l’aiuto economico dato dai risparmi familiari.
Ma da qualche tempo aveva iniziato a credere che, nel rapporto con la famiglia, di qualunque genere essa sia, anche sgangerata come la sua, c’è il tempo dell’indipendenza e quello del ricongiungimento. Il primo lei l’aveva passato. Ora era tempo di ricucire i rapporti, perché quella tanto temuta dipendenza di cui lei, aveva avuto tanta paura, ora riemergeva a galla…se ne accorgeva ogni tanto, quando desiderava ardentemente parlare e confrontarsi con qualcuna di loro…iniziò a pensare che forse nessuno è completamente autosufficente, …l’indipendenza e l’interdipendenza…forse…fanno parte integrante di noi…sono elementi indissolubili del nostro essere al mondo.
“Va bene la tournèe, il teatro…ma è un mese che non si fa né sentire, né trovare”
Il suo tono era teso.
Paige la guardava quasi con compassione…
Dietro quell’arrabbiatura, tanto dolore…
“Tua madre è un’anima in pena. Hai 24 anni e dovresti cercare di capirla. Non è cattiva. E’ solo fragile e ha fatto un sacco di cavolate”
Sandra si lasciò andare e si commosse. “Piccola – le sussurrò Paige – non si possono cambiare le persone, possiamo solo cambiare noi stessi. Essere più forti, comprensivi, perdonare e cercare di venire incontro…”
“Di solito non piango mai…non so cosa mi succede…mi sento una bambina…”
“Dietro la rabbia c’è solo tanto dolore e bisogna esprimerlo anche da adulti…”
Le parole di Paige erano davvero profonde.
E in quel momento come mai sentì di volerle molto bene.
Anche Paige provò tenerezza, qualcosa di forte….