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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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LOST IN TIME-quarta parte Sandra conosce Edith

Sandra va al party di Paige e conosce Edith Julia Sophia Moore suo idolo.

un incontro destinato a segnare la strada di Sandra per sempre

 

Il party

Il salone era illuminato di luci soffuse ma non troppo buie. La porta del terrazzo, mezza aperta, lasciava la possibilità agli ospiti di uscire e godersi l’aria fresca.

Paige aveva allestito la sala in modo ineccepibile con un catering fine e abbondante.

Quella sera gli invitati furono molto numerosi. La maggior parte di loro con almeno il doppio degli anni di Sandra.

Gente  a modo e molto carina ma estremaemente eterogenea: intellettuali, festaioli, sbandati, di classe, tutti riuniti sotto un unico tetto a intrecciare le loro vite. C’erano soprattutto avvocati, come Luca, il festeggiato della serata, che, come Paige era un libero professionista.

Sandra, vestita di nero con una maglia bucherellata e sexy, fece il suo timido ingresso guardandosi intorno felicemente sorpresa di quello che vide: un ambiente frizzante e positivo in cui si trovò subito a suo agio

Tutto era organizzato per il meglio.

Mangiò qualcosa, conobbe qualcuno.

Edith non c’era.

Guardò l’ora. Le 23.

In quel momento sentì un forte capogiro.

Per qualche istante perse coscienza, ma si resse in piedi.

Qualcosa in lei si era mosso.

Notò che nessuno se n’era accorto di nulla. Sgattoiolò in bagno sciacquandosi mani e la fronte con l’acqua fredda.

Si riprese e iniziò a sistemarsi capelli guardandosi allo specchio del bagno.

Era pallida, ma, dal suo volto, non trapelava il senso di malessere provato.

Stava comunque meglio di prima.

Sentì bussare.

“Sono Paige.” Sentì da dietro la porta.

“Entra, mi sto pettinando”. Paige entrò.

“E’ arrivata. Sbrigati che te la presento.”

Sandra si sentì bollire dall’emozione.

 

Edith era vicino all’ingresso al balcone. Guardava fuori assorta nei suoi pensieri.

Vestiva uno splendido tailleur bianco con una deliziosa maglietta nera sotto.

I gioielli che portava al collo illuminavano il suo bel viso e i suoi splendidi capelli biondi, ma la particolare luce del collier d’oro metteva tuttavia in evidenza l’espressione triste dei suoi occhi.

“Edith - la distrasse Paige -, ti presento Sandra, una mia cara amica nonché tua grande ammiratrice.”

Edith si voltò. Sandra le sorrise e gli occhi di Edith si illuminarono improvvisamente.

 

“E’ così tu sei francese, Sandra?”

Le chiese dopo che si fu servita del vino.

Sandra non ci poteva credere: Edith non era poi così innavicinabile...

Avevano iniziato a parlare, si davano del tu, erano assolutamente informali....

Sandra era lusingata, non aveva osato immaginare le dedicasse neanche un istante.

“Per via di madre. Mio padre era…è italiano. Ho sempre vissuto in Francia però fino a pochi anni fa”

Edith rimase colpita dal fatto che Sandra avesse parlato di suo padre confondendo passato e presente ma lasciò cadere la cosa.

 “Però l’italiano lo parli bene.”

Sandra annuì un po’ rossa in viso, lo sguardo acceso.

“Mio padre mi ha parlato in italiano e io sono bilingue. E poi studio a Milano da tre anni. E i tuoi libri anche quando ero in Francia li leggevo in italiano”

 

Poche parole scambiate quella ragazzina sconosciuta e a Edith sembrò di rinascere. Tutti i tormenti che si portava dentro quella sera sembrarono affievolirsi mentre guardava quegli occhi accesi e pieni di vita. Si accorse di star bene in sua compagnia. Sandra era così piena di energia ma era colpita soprattutto da quello sguardo acceso, sguardo in cui rivedeva quello di Nama.

Sandra, dal canto suo, stava realizzando uno dei suoi sogni: Edith era di fronte a lei in carne ed ossa. E le piaceva.

Il suo amore da ideale e platonico era in quel momento un’emozione reale.

Edith, del resto, era ancora più bella dal vivo. Il suo stile lasciava trasparire si trattasse di una donna di una certa classe. Nonostante tutto, dai suoi discorsi, era semplice e diretta.

Scoprirono presto di essere in una buona sintonia: quando Sandra le raccontò di essere iscritta alla scuola d’arte dove lei aveva insegnato fino a pochi anni pirma, tra loro circolò un’inaspettata complicità.

Iniziarono a parlare di Dix Otto e Weight. E d’improvviso gli altri invitati scomparvero…

 

Ritratto della giornalista Sylvia von Harden? Semplicemente impressionante.”

Sandra parlava in preda alla passione.

“Quando l’ho visto la prima volta mi ci sono ritrovata improvvisamente dentro. L’immagine di quella giornalista, severa ed eccentrica…sembrava fosse qui, davanti a me…Volto inquietante, il vestito rosso, quell’angolo di quel caffè berlinese dove siede …insomma ho sentito i brividi, sensazioni di paura. In quei colori vibranti e rosso opachi, c’è tutta la tensione del fascino ormai decadente della Germania di Weimar…”

Nel suo parlare, nel suo dire, Edith ci vedeva riflessa se stessa. Quella ragazzina sentiva in modo molto simile, se non identico al suo. E la sua innocenza di fronte al dipinto era la sua stessa innocenza dei tempi dell’università. Rimase piuttosto colpita. E poi, ogni tanto, quel modo di guardare che le richiamava Nama... Troppi elementi si mescolavano in quella giovincella che sempre più si rivelava un toccasano per il suo dolore.

 

Senza quasi accorgensene si appartarono dalla festa, rifugiandosi in terrazza, desiderose entrambe, più o meno consapevolemente di una certa intimità.

Tra loro una nascente passione.

L’aria fresca le fece rabbrividire un pochino, ma dentro non vollero rientrare, c’era davvero troppa confusione.

Milano era tutta illuminata sotto il loro sguardo. Il fascino di quella vista le inebriò entrambe.

“A te…-disse timidamente Sandra -…a te, capita mai di sentirti dentro i quadri così tanto da…quasi stare male?”

“Stare male?” Chiese Edith.

“Sì, nel senso di avere dei capogiri…un senso di vertigine…di non capire bene per un’attimo dove comincia e finisce la tua realtà e quella dell’immagine che hai davanti agli occhi…”

Edith sorrise.

“Certo che mi capita - rispose -.Ultimamente ho tenuto delle conferenze su Weight Carel. Il quadro che mi aveva più colpito di questo artista del nostro secolo è stato senz’altro Daisy in giardino. L’atmosfera tetra e nebbiosa londinese mi ha fatto rabbrividire.

Io mi sono immedesimata nel personaggio raffigurato: il senso di solitudine che deriva dalla trascuratezza dell’ambiente raffiguarto ha pienamente rappresentato la condizione solitaria dell’umanità. E ho provato un gran senso di smarrimento.

Si, certo…certo, Sandra, anche a me capita. Ogni volta che lo rivedo quel quadro è un’emozione nuova. Mi ricordo quando ho divorziato da mio marito…quella volta mi sentivo molto sola, soprattutto confusa…avevo spesso delle visioni molto negative sul mio futuro. Mi è capitato di vedere una raffigurazione di quel quadro in un testo e ho avuto una sorta di allucinazione: ho visto me stessa. Un’emozione violenta.”

Sandra si lasciava coinvolgere dolcemente, mentre Edith sperimentava, parlando, un piacevole senso di benessere e libertà.

“Io non credo tu corra il rischio di restare sola…” Ammiccò Sandra, un po’ civettuola e infantile.

Edith ne rimase intenerita.

“Avere corteggiatori non significa nulla.” Disse Edih sorridendo

Seguì un attimo di silenzio.

“E’ che dopo il divorzio con mio marito…- continuò con tono più malinconico -…non ho più avuto relazioni significative con uomini. Certo non sono stata da sola per tutti questi anni, questo è un fatto. Ma con uomini ho avuto solo delle relazioni abbastanza brevi. Non ho mai più voluto investire sentimenti profondi e progetti su di loro.”

Messo così il discorso poteva far intendere che forse aveva avuto donne…

Sandra lo pensò ma non ebbe il coraggio di chiedere qualcosa in più.

“Gli uomini…non mi fido.” Disse Sandra. Le parole di Edith avevano risvegliato un dolore profondo, non elaborato, mai del tutto rimosso. Dov’era ora suo padre? Perché l’aveva abbandonata? Tradita?

 “Hai una visione molto vittimistica della vicenda…” Disse Edith

“Ho avuto un uomo che mi ha fatto star male e non nascondo di aver avuto anch’io il tuo stesso punto di vista…tuttavia poi ho cambiato idea. Gli uomini siano come vogliono! Sono convinta che i grandi cambiamenti li possiamo attuare solo a partire da noi. Modificando il nostro modo di pensare e amando noi stesse, potremmo attirare persone migliori. E poi l’importante è valorizzare la propria differenza femminile. E’ fondamentale, per avere un buon rapporto con gli altri, riscoprire del rapporto con le proprie simili e soprattutto e prima di tutto con la propria madre. Cerco per questo di avere un rapporto di scambio e dialogo con la mia adorata figlia. Ha poco più della tua età Sandra, si chiama Megan. Fa la modella, studia insomma è davvero in gamba. Ma cerco sempre di fare in modo di incontrarla passare del tempo con lei. Parlare di lei, di me, di quello che viviamo e sentiamo…

Ma tornando a noi. E’ necessario lavorare su se stesse. Penso che le donne abbiano un potenziale e un simbolico enorme che non va definito basandosi su quello maschile ma debba trovare un significarsi indipendente. E questo l’ho ereditato dalle teorie femministe della differenza sessuale.

Una volta odiavo mio marito…ma poi ho capito che se lui era così violento in realtà aveva sofferto per diventare così…infondo la verità non sta solo da una parte”.

A quella frase il volto di Edith si intristì...

La verità non sta solo da una parte. Come se questa frase l’avesse detta qualcuno che ora lei ricordava. Una frase di cui Sandra, comunque, avrebbe fatto tesoro.

E se in futuro avesse potuto evitare storie disastrose come quella di Lucille?

Perché era così ricettiva a persone che le raccontavano bugie? Che la tradivano? Che la abbandonavano? Se il rapporto con Hélène e l’abbandono del padre l’avessero portata a credere di non meritare l’amore del prossimo? Sentì in quel momento che quel tipo di pensiero e filosofia avrebbe potuto rappresentare la sua strada. La fatica del percorso che si immaginò però la spaventò.

Non poteva saperlo, ma l’incontro con Edith, rappresentava molto di più della nascita di una grande passione.

 

Paige intanto non aveva smesso di gironzolare per la sala. Ogni tanto dava un occhio a quello che avveniva sul terrazzo.

“Non ci posso credere… - pensava - non ho mai visto Edith dare confidenza così a una che ha appena conosciuto…Sandra le deve essere davvero congeniale.”

I pensieri di Paige furono interrotti da due invitate che la trascinarono a brindare con loro. Con un sorriso di circostanza, Paige si diresse verso gli altri.

Si versò un bicchiere di vino fingendo allegria.

Ma si trattenne poco con loro. Si diresse in fretta verso un lato della sala dove poteva addocchiare Edith e Sandra. Notò con fastidio che le due avevano ripreso a parlare vicine.

 

“Sai perché la penso così male degli uomini? - diceva Sandra ignara di essere osservata.

- Nonostante le conquiste fatte chi soffre maggiormente, chi tende ad annullarsi ad autodistruggersi sono sempre in maggioranza le donne, spesso per salvaguardare la loro relazione con i loro compagni…e si ammalano di anoressia, alcoolismo, nevrosi, depressione…”

“C’è una storia di dominio che nessuno può negare. Ma ora abbiamo gli strumenti per costruirci un nostro simbolico e vivere pienamente la nostra differenza.” Disse Edith notando l’espressione un po’ smarrita di Sandra.

“Comunque - proseguì - ho anche un aneddoto spiccio che a volte uso per far entrare le iniziate nelle mie posizioni ideologiche…se non ci fosse mai stato il dominio sessista allora non si sarebbe potuta neppure sviluppare una corrente di opposizione e, ricorda che, più forte è l’ideologia dominante, più forte dovrà essere la risposta, il senso di coesione di chi lotta, l’esaltazione di tutte le particolarità uniche e meravigliose che caratterizzano le controparti …Ricorda che le donne hanno fatto passi da gigante, sono gli uomini ad essere sempre fermi”

 “E l’importante è davvero la solidarietà…”Sostenne Sandra.

“Già i rapporti tra donne sono davvero complessi. Ma lavorandoci su, questi rapporti possono diventare davvero molto solidi” Concluse Edith e per un attimo si separarono.

 

Sandra si ritrovò in un angolo della sala. Non ricordava come era arrivata lì. La conversazione con Edith si era conclusa tranquillamente. Lei ora parlava con Paige. Ma cos’era successo?

Sandra sentì di aver mal di testa.

Tornare indietro nel tempo…le venne in mente, la frase della canzone. Perché ci pensava proprio ora?

Approfittando della confusione e sperando di ritrovare Edith mangiò qualcosa. Gironzolando poi rivide, su una delle credenze della sala, il libro che aveva adocchiato giorni prima nello studio di Paige.

Lo prese e lo sfogliò.

Ma questa volta non cercò il dipinto di Hassam Childe bensì….

Le si illuminarono gli occhi quando trovò quella vecchia foto di Edith e Paige.

Era proprio quella che voleva vedere di nuovo.

 

 “Ti faccio tanti auguri, Sandra, spero di rivederti presto…” la voce di Edith la fece sobbalzare e chiuse improvvisamente il libro. Sperò dal suo profondo che Edith non avesse visto che guardava la sua foto.

“Sono felice di averti conosciuta…” Sandra ebbe l’impeto di chiederle il numero di telefono.

Ma non ci riuscì, non ebbe il coraggio e le mancò la forza necessaria di venir meno la sua timidezza.

Si sentì immobilizzata di fronte a una situazione, che, anche non lo poteva sapere, avrebbe segnato in parte il suo destino.

In quel momento sembrò che qualcosa di fosse fermato.

Un istante si cristallizzò nel suo cuore.

 “Ci sentiamo tramite Paige…”

Disse Edith sperando che Sandra proponesse di scambiarsi il numero loro ma…

“Certo” Rispose questa.

In quel momento le sembrò la risposta più appropriata. Chi era lei per chiedere il numero di telefono di Edith Julia Sophia Moore…o peggio, darle il suo?

Troppi sensi d’inferiorità ma soprattutto troppa immaturità per capire che questi non avevano senso.

Forse il tramite di Paige era davvero la soluzione migliore. Non sarebbe dovuto passare molto tempo perché s’accorgesse d’aver fatto uno dei più grandi errori della sua vita. 

Nonostante tutto però qualcosa dentro di lei le aveva detto no.

Forse era un suo desiderio, seppur molto strano.

Edith se ne andò. Sandra subito dopo di lei.

Uscendo dall’appartamento si sentì strana, come sdoppiata.

 

 


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