Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.
Una ragazza si innamorerà di una donna molto più grande di lei. Più grande e anche personaggio pubblico. Un amore intenso e tormentato. buona lettura
LOST IN TIME
Il tunnel nero della metropolitana era proprio dinnanzi a lei come un percorso buio da affrontare.
Sentì un brivido di paura. Guardò i binari. Ce n’erano tanti, tutti paralleli.
Immaginò fossero come le dimensioni della propria esistenza: parallele, esperienze possibili in scelte diverse.
Le infinite possibilità dell’esistenza. Sandra ci pensava spesso.
L’aria, proveniente dai movimenti dei treni nelle gallerie, scompigliò i suoi capelli neri a caschetto, facendole scivolare alcune ciocche sulla bianca pelle del suo viso.
Le piaceva immaginare che le scelte di vita fossero come i binari: tanti percorsi paralleli o incrociati di una metropolitana sotterranea.
Pensò a quante scelte possibili aveva perso nel corso dei suoi 24 anni…
Sentì un rumore che la distrasse: il treno stava per arrivare.
Si strinse nello zainetto che portava sempre davanti, nascondendo il suo piccolo seno.
Tastando la pelle liscia della borsa sentì pungere gli angoli del libro all’interno.
L’idea di studiare catturò i suoi pensieri. L’esame era vicino.
Ma quel momento non era proprio dei migliori per m ettersi a studiare. Si sentiva strana, non era assolutamente in forma.
Il treno si fermò preciso, secondo la metratura della banchina.
Sandra alzò la testa e guardò la porta che si apriva. I suoi occhi verdi castani erano accesi, il suo sguardo deciso.
Fece per entrare ma ebbe una strana sensazione e si fermò qualche frazione di secondo.
Sentiva di dover salire ma…era come avesse paura…
Sentì il desiderio di fermarsi.
Le si annebbiò la vista per un istante.
Entrare, lasciarsi trasportare...
Affrontare il percorso, le fermate…
Tornò in sé.
La spintonata di qualcuno l’aveva risvegliata da quello strano torpore.
Entrò per forza d’inerzia e prese posto.
Si sentì meglio, una volta seduta.
Le gambe le tremavano un pochino per lo spavento che sentiva crescere dentro, dovuto a quella parziale perdita di coscienza.
Pensò che avrebbe dovuto distrarsi un pochino.
Estrasse uno dei testi che portava nello zainetto.
Sentì un immediato sollievo sfogliando le pagine del libro. Indescrivibili le emozioni che le provocavano quelle figure, immagini raffiguranti dipinti medievali...Diede un’occhiata ai testi accanto, tutta una serie di parole, frasi che avrebbero dovuto spiegare quello che in realtà non si poteva spiegare: la meraviglia dell’arte...
La sua mente vagheggiava ma l’esame era alle porte e quel pensiero la riportò in nella sua dimensione di quotidianità. Avrebbe dovuto leggere, almeno un po’.
Niente da fare. Altre idee la distrassero nuovamente.
“Domani è sabato”. Pensò d’improvviso
Cosa avrebbe fatto? Si chiese. E Lucille cosa avrebbe fatto?
Sentì un gran senso di vuoto invaderla completamente.
Eppure lo sapeva bene che non avrebbe dovuto pensarci. Non avrebbe dovuto essere più un suo problema.
Ma il dolore dell’assenza era così forte che le sembrava di sentirlo anche fisicamente. Una sofferenza acuta unita a un gran senso di smarrimento.
Smarrimento.
Dove era diretta? Cosa voleva davvero?
Si era sentita più sperduta che mai quando Lucille l’aveva lasciata.
Uno smarrimento che però andava ben oltre la perdita amorosa.
Uno smarrimento che aveva origine da più lontano…
Prima di incontrarla Sandra si sentiva decisamente ambiziosa e piuttosto decisa.
Aveva in mente la sua strada, un po’ incerta su qualche questione, ma erano chiari i suoi sogni.
Lucille era arrivata irrompendo in quell’esistenza, che, negli ultimi anni, era scorsa piuttosto tranquilla e serena. Ribaltata, sconvolta, cambiata con esperienze molto forti e diverse tra loro.
Sandra l’aveva amata. Lucille, forse.
Quella storia l’aveva confusa, smarrita.
Sandra sospirò ricordando certi momenti…così intensi, così belli…
Qualche volta le era sembrato davvero che il mondo ce l’avesse in mano.
Poi il vuoto.
E lei sperduta.
Persa in quel vuoto.
Un sentimento che, seppur avesse provato anche prima di Lucille, dopo di lei, aveva raggiunto l’apoteosi.
Tutte quelle bugie, gli inganni, tutte quell sensazioni contrastanti l’aveva senzano dubbio e definitivamente distratta.
Chiuse gli occhi.
Non erano solo esperienze di turbamento.
Rievocava ogni istante la bellezza degli attimi passati con lei, in un miscuglio di sensazioni d’amore, paura, incertezza, sicurezza, trasgressione, normalità….
Smarrita per amore…Peccato Lucille fosse un amore per lei sbagliato.
Il treno aveva raggiunto un’altra stazione, un’altra fermata tra i pensieri di Sandra.
Sentì stringersi il cuore.
Cosa stava succedendo?
Un nodo alla gola le bloccò il respiro.
Nella vita ne aveva passate eppure non aveva mai provato così tanta angoscia. Quella pace, quella serenità degli ultimi anni dov’erano?
Dov’era la spensieratezza?
E la passione, quella passione che la caratterizzava fino in fondo dov’era? Quella per lo studio, per i sogni, per…la vita?
Viveva ancora a Nizza quando aveva scoperto che poteva realizzare parte dei suoi sogni venendo a studiare in Italia.
Dedicarsi a quello per cui aveva sempre provato un forte amore. E poter sperare di realizzare qualcosa. Nessun sogno esagerato, semplicemente l’ambizione di fare qualcosa di bello.
E ora tutta quella confusione.
Ma forse Lucille era solo la punta dell’iceberg.
Forse in lei doveva muoversi qualcosa….
Si guardò riflessa nella luce del finestrino. Nella sua immagine, i segni di un evidente stato di crisi: pallida, non truccata, con il capelli neri sciolti e gli occhi castano verdi. Poteva essere una modella ma, in quel momento, così sciupata non riusciva proprio a rendersene conto.
Respirò a fondo. Doveva uscirne. Uscire da da quel groviglio di emozioni, di districarsi dal suo dolore, smarrimento, senso di vuoto.
Doveva uscirne.
Come?
Non lo sapeva. Pensò che oltrettutto si sentiva pure sola. Aveva trascurato le amiche quando stava con Lucille.
Il suo dolce tocco le accarezzava i capelli…
Loro due da sole…
Se ricordava sorrideva. Nonostante tutto, nonostante davvero tutto, era stata bene.
Più grande dei lei, molto più grande di lei, le aveva regalato emozioni indescrivibili.
E fatta sentire donna. Una donna. In parte lo era già, ma in parte era solo un’illusione, una grande illusione. E se ne sarebbe presto accorta.
Doveva prima uscirne, uscire dal tunnel nero della metropolitana.
Ma il suo tragitto non era ancora giunto al termine.
Sandra sembrò percepirlo un po’ a tutti i livelli.
Chissà dov’era Lucille?
L’altro giorno l’aveva vista in metrò e le era sembrato che la stesse seguendo.
L’aveva lusingata ma anche turbata.
Ogni tanto pensava quanto avrebbe rivoluto indietro quella relazione….era stata un sogno: tutto quello che voleva. Lucille era proprio tutto quello che lei desiderava in una donna: femminile e maschile, giovane e matura, madre e amante, amica , compagna di scuola e maestra.
Maestra.
Maestra doveva esserlo davvero, pensava Sandra, almeno che anche quella non fosse l’ennesima bugia, copertura dei suoi tanti segreti e cose non dette.
Qualcuno una volta le aveva detto che in Lucille ci vedeva sua madre.
Sandra aveva sorriso. “Mia madre è bionda con gli occhi azzurri”
Aveva risposto.
Ed era lontana, francese, snob e sempre in giro.
Mia madre? Pensava in risposta a quella frase. E chi la vede mai?
Poche le volte che rimanesse a Nizza quando tornava, pochi i minuti di conversazioni telefoniche, tempo strappato, quasi rubato, tra un’esibizione e un’altra nelle sue tournée d’opera lirica.
Lucille era tutto il contrario. Mora occhi scuri, presente, fin troppo.
Il suo viaggio stava per finire.
Mancavano poche fermate.
Il metrò ripartì da una delle stazioni…
Sandra sentì un pugno nello stomaco come se la velocità del mezzo fosse aumentata esageratamente.
Perse per un attimo la coscienza.
Il volto di Lucille…
Sempre più sfuocato…
La sua immagine svaniva, si scioglieva…
Si sentiva senza forze.
Ma sapeva di poter contare sulle sue gambe.
Ebbe un sussulto e si risvegliò come se avesse dormito per qualche secondo.
Non si sentiva bene, aveva la nausea.
Cercò di distrarsi e si mise le cuffie per sentire la musica.
Dolci parole su una dolce melodia accompagnarono quel che restava del suo viaggio
Correre nel tempo…avanti indietro…La voce della cantante pop regalava il sogno di correre lungo le dimensioni temporali.
Running in time, l’ultimo successo di Valencia, giovane cantautrice anglosassone. Sandra l’ascoltava ossessivamente quasi fosse un’adolescente.
Le piaceva farsi trasportare dall’allucinazione che le dava la musica…
Tornare indietro nel tempo…
Sandra ci pensava spesso…
Correre nel tempo. Tornare nel passato. Poterti rivedere e amare di nuovo.
Per un istante fu ancora con Lucille. Chiuse gli occhi e sembrò che il treno la stesse riportando lì.
Non aprire quella porta.
Non tornare indietro.
Cosa doveva fare? Aprì la porta…
Lei insieme a lui. Chi diceva la verità? Esisteva la verità?
Voglio tornare indietro.
Non aprire quella porta
Non sapere mai…
Sandra riaprì gli occhi. Si accorse che il metrò era fermo in galleria. Si sentì soffocare.
Impallidì paurosamente.
Succedeva spesso, ma in quel momento le sembrò che le si desse la possibilità di tornare indietro.
Tornare indietro.
Da Lucille, proprio da lei, che aveva una storia anche con uno. Chi era? Suo marito? Un suo amante?
Oddio…
Il treno ripartì lentamente.
Si sentì meglio.
Era Passato.
Sentì che era tutto Passato.
Arrivò in stazione.
A destinazione.
Salì in superficie. Il cielo sereno, l’aria fresca della sera unita all’odore della pioggia appena caduta le diedero delle emozioni fresche, nuove. Come avesse iniziato una nuova vita.
Strinse ancora lo zainetto e gli angoli del libro la punsero nuovamente come volessero ricordarle i suoi impegni di studio.
Pensò di rinunciare all’esame. Questa volta non era per niente preparata.
Peccato, si diceva, così perdeva del tempo prezioso.
Poteva tentarlo, ma la sua media, sempre stata buona, avrebbe subito uno scossone in ribasso…
Forse se si organizzava, se pianficava le sue sere…
Intenta nei suoi pensieri camminva distratta…
Ma una figura in lontananza la riportò con i piedi per terra.
Un uomo alto, filiforme dai capelli neri sembrava venirle incontro.
Per un istante… pensò fosse lui…
Un’emozione intensa. Pensò, sperò fosse quel momento tanto atteso…quel momento, quando, tra i passanti, avrebbe scorto e riconosciuto la sua figura…
Papà.