Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.
Lost in present
Sandra sperava di svegliarsi da quello che sembrava davvero un incubo.
Chiudeva gli occhi sognando di riaprirli solo in camera sua.
Invece si ritrovava alla centrale di polizia, con due agenti alle costole.
Chiedeva di Paige che chissà dov’era. Sandra sperava che, da buon avvocato, cercasse almeno di salvare la situazione.
Si sentiva mancare le gambe, le pareva di precipitare, come dentro a un abisso dal quale non riusciva bene a capire come ci fosse finita. Cosa stava succedendo?
Si sentiva persa in un groviglio di cose e situazioni.
Ogni tanto non tratteneva il pianto.
Era tutto un equivoco. Ma lei come c’era finita dentro?
Quante persone…chi erano, si chiedeva, commissari, agenti?
***
Rispondeva prontamente a tutte le domande che le erano state poste.
In lei una nuova forza e determinazione erano stranamente emerse.
Parlava con gli occhi, trasmetteva in ogni modo la sua estraneità alla situazione.
Sentì che, forse, qualcuno dei tanti che l’interrogavano le stava credendo.
Il suo livello d’ansia si abbassò notevolmente.
Percepì che, probabilmente, stava andando tutto bene.
Sospirò mentre, nuovamente, le avevano detto di aspettare.
Si sedette in un altro angolo, l’ennisima sedia che avrebbe innodato di lacrime, pensò.
Ma altre emozioni affiorararono nella sua mente.
Una sorta di sentimento depressivo la pervase.
“Dove sono finita - cominciò a chiedersi -? Cosa c’entro io in tutto questo?”
Era persa, completamente persa, in un presente mai immaginato.
“Megan ha ragione… Che figura ho fatto? Cosa penserà Megan? Lei è così in gamba. E io? Dove sono finita? Ora capisco perché Megan ce l’ha tanto con Paige…Megan è troppo intelligente. Ha capito tutto. Paige mi ha mentito. E io mi sono fatta ingannare. Certo Megan…lei no, non si sarebbe fatta prendere in giro così…”
Passò del tempo, forse ore.
“Comunque ora arriverà tua madre…”Un agente l’aveva interrotta nelle sue riflessioni.
“Che lavoro fa tua madre?”
Chiese cercando di incoraggiarla.
Anche lui forse aveva capito come stavano le cose.
Sandra sospirò.
“E’ una cantante lirica. L’ho delusa, chissà cosa penserà trovandomi qui?”
“Se è un equivoco lei, per prima, ti capirà. Altrimenti ti perdonerà” Disse sorridendo
Perdono.
Sandra capì di averne bisogno, soprattutto per perdonare se stessa.
Capì che, nonostante tutto, si sentiva in colpa. Terribilmente in colpa.
***
Hélène fu preceduta dalla sorella.
“Sandra!” Esclamò Giorgia abbracciandola “Si può sapere cosa è successo?
Per la prima volta si sentì avvolta da un manto protettivo.
“E’ stato tutto un malinteso…” Cercò di spiegarle.
“Quando mi hai telefonato e mi hai detto che…eri stata fermata dalla polizia…oh mio Dio, Sandra…”
Giorgia l’abbracciò nuovamente “Ho creduto il peggio. Ho creduto stessi male…ho creduto…non ci voglio pensare…
Ho sentito mamma, arriverà tra un po’. Era molto preoccupata…” Giorgia fece una pausa, la sua ansia si scioglieva in qualcos’altro che dal suo volto trapelava come un sentimento di dolore.
“A proposito di lei, devo parlarti…”
Sandra sentì nascere in sé l’angoscia dell’irreversibile,della perdita…qualcosa stava accadendo. Qualcosa che sentiva era brutto.
“Ma, raccontami tu ora, cosa hai fatto? Cosa ci facevi a casa di quella? Oh mio Dio Sandra! Come la sconosci?
Sandra cercò di spiegarle ma Giorgia continuava ad interrompere
“Non dirmi che sei tu l’anonima studentessa che insieme a…a un avvocato, avvocata che ne so, è implicata nella scomparsa di Edith Moore? Ne parlano tutti i quotidiani on line…”
A quelle parole Sandra si sentì svenire. La notizia era già sui quotidiani on line?
“Cosa dicono i giornali?” Chiese Sandra
“…beh, è accaduto poco fa, comunque su internet si è sparsa la notizia della scomparsa della Moore…e si parla un po’ di lei…e di due persone implicate nel mistero che sono state fermate perché trovate abusivamente in casa sua …colte sul fatto dalla figlia…”
Sandra cercò di spiegare ma Giorgia continuava a fare domande “…ma cosa c’entri tu con Edith Moore? Tra l’altro i siti di cronaca rosa parla della sua vita sessuale un po’ ambigua…”
Sandra impallidì…
“…i media parlano della vita sentimentale di Edith?” Chiese con un filo di voce mentre sentiva le sue gambe cedere “Ma cosa ne sanno?”
“I giornalisti di gossip riescono sempre a scoprire tutto!” Disse Giorgia sospirando.
“Ma che te ne frega? Mica la conosci? Oppure…Sandra!”
Il viso di Giorgia era contratto e il suo sguardo deciso “Per l’ultima volta, tu cosa c’entri?
Sandra sospirò mentre stava cominciando a piangere.
“Ti giuro sono stata vittima degli eventi e…”
“Tu sei sempre vittima! Sei sempre stata una foglia in balia del vento!”
Il rimprovero di Giorgia, secco e mirato, infieriva come una lama nella ferita.
“Ma non sai reagire? Non sai che il destino è anche in mano nostra?”
Reagire.
Sandra si risvegliò come da un torpore.
Sentì un’ondata di energia. Sentì che aveva forza. Poteva districarsi in quella situazione.
Poteva. E anche grazie a sua sorella. Si proprio sua sorella. Giorgia non era solo capace di odiarla o essere invidiosa…
L’avrà anche odiata forse, ma ora la sosteneva, la scrollava, l’abbracciava.
Dipendeva soprattutto da lei uscire da quel terribile pasticcio.
Lo capì immediatamente.
Sua sorella continuava a guardarla negli occhi. Ma nel suo sguardo non c’era solo rimprovero.
Era lì. Poteva contare su di lei, glielo comunicava in ogni possibile linguaggio.
Giorgia le prese la mano.
D’improvviso lo squillo del cellulare interruppe quel momento di tenerezza.
“E’ la mamma.” Disse la ragazza leggendo il numero sul display. “Dovrò andarla a prendere.”
“Non sa la strada?” Chiese Sandra.
“Non credo, sai, di solito non passa dalla polizia quando viene a farti visita a Milano.”
Si mise la giacca. “Ascolta, Sandra…”Disse ancora Giorgia.
Sandra si preparò al peggio.
“Mamma…”
Giorgia lasciò cadere le lacrime.
“Mamma ha il cancro. Per questo ultimamente era strana.”
“Cosa stai dicendo?”Chiese con un filo di voce, ma Giorgia stava già uscendo dalla stanza.
Stava male davvero? Era grave? Quanto? Sarebbe sopravvissuta? L’avrebbe persa?
Sandra si sentì morire.
Il mondo le era crollato addosso. Non le importava di nessuno: polizia, Edith, Megan.
Se ne stava seduta, la testa appoggiata al muro.
Ricordava.
Giorgia interruppe il suo silenzio, entrando nella sua stanza senza bussare.
“Dov’è la mamma?”Chiese timidamente
“E’ via con il suo nuovo fidanzato.” Rispose Giorgia con l’arroganza di un’adolescente difficile.
“Domani mi passa a prendere e mi porta a Lisbona.”Continuava infierendo sul dolore della sorella più piccola.
“Staremo via per tre giorni fino a che lei non avrà terminato i suoi concerti. Qui verrà la zia a badare a te.” E uscì dalla stanza lasciandola in lacrime. Ma tornò qualche istante dopo come mossa da qualche strano senso di colpa. “E dai, non piangere. Non è la prima volta che stai sola con la zia…e poi staremo via solo tre giorni. Mamma non ti porta dietro perché sei troppo piccola…quando avrai tredici anni come me…”
Sandra si trovò a guadarsi allo specchio quattordici anni dopo.
Tra lei e Giorgia tanta rivalità. Ma quella sera, tanti anni prima, quella frase detta, come per riparare a un torto, era stata effettivamente una riparazione.
Ricordò che, effettivamente, dopo quella frase fu tranquilla tutta la sera, mentre si immaginava a tredici anni.
E comunque quella volta Giorgia non partì con la madre. Lo strano tipo con cui stava Hélène al tempo la convinse a lasciare anche la maggiore delle figlie.
Giorgia ne soffrì parecchio, Sandra se lo ricordava bene.
Ma del resto la madre aveva sempre dato poca retta alle bambine, privilegiando gli amanti. Prima il padre, poi tutti i suoi amanti.
Quanti saranno stati gli uomini che sono stati assieme a lei? Sandra se lo era chiesta spesso.
“Mamma è di nuovo sola…”Diceva Giorgia parlando al telefono con un’amica.
“Sta male e non può accompagnarmi al saggio…”
Le voci della sorella e di qualche maligno compagno di scuola tornavano alla mente.
Sua madre di amanti ne aveva avuti fin troppi.
Tutti super uomini, tutti spacconi. Un gran ammasso di idioti: ora stava male. E tutti quei super man dov’erano?
Si divertivano. Se ne andavano. Di loro non rimaneva nulla. Forse neanche a sua madre che pur li aveva sempre fatti passare davanti a tutto.
Ma forse…
All’improvviso un pensiero nuovo, un’idea che portava dentro di lei da anni ma non aveva mai formulato a parole.
Forse nella vita ognuno ha una sua responsabilità. Forse tutti quegli uomini non erano i soli ad aver sfruttato la situazione. Forse anche Hélène li aveva usati. Per colmare i suoi terribili vuoti.
La scomparsa inspiegabile di suo marito da un giorno all’altro, l’incapacità di reggere quella mancanza che aveva il sapore di un amore fallito. L’incapacità di affrontare due figlie che, in ogni loro gesto, chiedevano perché.
Forse Hélène non aveva saputo sopperire a quella mancanza. I suoi amanti la distraevano dalla solitudine e dall’incapacità di fare la madre.
Sandra si mangiava nervosamente le unghie.
Alcuni avevano detto che suo padre era gravemente malato, che in preda a gravi disturbi psichiatrici era scomparso…ma la maggior parte dei loro conoscenti aveva creduto che si fosse abilmente nascosto, che avesse un’altra e si fosse rifatto una vita nel suo paese natale, l’Italia.
Ai disturbi psichiatrici ci credevano tutti poco, non aveva mai sofferto in modo evidente di nulla.
Hélène…cosa avrà pensato? Quale fallimento avrà vissuto come donna?
Ad un certo punto Giorgia era cresciuta e le due si erano inspiegabilmente legate.
Forse perché Giorgia non era mai andata d’accordo con suo padre.
Mentre lei, mentre Sandra, era stata la sua cocca.
Le vennero i brividi mentre ricordava quando facevano volare gli acquiloni
“Volerai alta anche tu”
Le diceva sempre.
“Hai la luce della gioia negli occhi. Sei un’eletta.”
Sandra scoppiò a piangere. Ma silenziosamente.
Quanto dolore nascosto per tanti anni, tenuto segregato in qualche parte intima di lei.
Hélène forse l’aveva sentito questo amore forte. Ne era stata gelosa. Come anche Giorgia.
Pensò che gli amanti di Hélène erano stati uno strumento anche per lei stessa. Si erano vicendevolmente usati.
E anche lei doveva qualcosa a loro. Ripensava a Leo…lui l’aveva fatta studiare…era proprio grazie a quell’alcolizzato molestatore che aveva conosciuto Edith.
La verità non sta solo da una parte.
Lo aveva detto Edith durante la festa.
Sandra trasalì. Erano le parole di Nama…
Anche Giorgia avrebbe voluto studiare…
Lo sguardo perso nel vuoto, le mani tremanti…
Giorgia nascondeva rancore, cercando di non far trapelare crudeli emozioni con un finto sorriso.
Si era fermata sullo stipide della porta mentre Sandra preparava i bagagli.
Sentiva lo sguardo fisso su di lei, mentre l’ansia di un’avventura nuova cresceva a dismisura.
Milano. L’Italia. La scuola d’arte. Come sarebbe stato?
“Probabilmente assisterai a qualche lezione di Edith Julia Sophia Moore…” Le parole ferirono come una spada di ghiaccio.
Sentì tutto il dolore in quel tono tenuto fermo volutamente.
“Non insegna nella scuola dove andrò da quest’anno. Collobora con l’altro Istituto… Non credo la vedrò proprio, né avrò modo di studiare con lei…”Notò uno strano corrugamento nella fronte della sorella maggiore. Come se volesse reprimere qualcosa che non era propriamente rabbia…
Sandra si risvegliò da quel ricordo divenuto sempre più reale.
Ora capiva quella ruga sulla fronte. Dolore.
Giorgia sarà pure stata invidiosa di lei, ma aveva anche terribilmente sofferto.
Eh si, Giorgia aveva sofferto, soprattutto sofferto.
Sua madre al tempo era un’alleata di Giorgia. E cosa doveva aver provato quando non si era opposta alla volontà di quel suo ennesimo compagno che, piombato in casa come gli fosse sempre appartenuta, aveva avuto il potere di decisione sulla vita delle tre e aveva scelto le sorti degli studi di Giorgia…
Ma infondo allora…dov’erano tutte queste colpe? Di chi era la colpa?
Non c’è una sola verità
Non ci sono solo colpe. Ci sono anche ragioni
Aveva sempre sofferto per la mancanza della madre e nello stesso tempo l’aveva odiata per la sua assenza.
E Giorgia, eterna rivale! Che dire? Ma quanto male era stata Giorgia? E che sforzo aveva fatto per contenere e nascondere per anni la sua rabbia?
Sandra pensò al perdono.
In quell’attimo scoprì un lato segreto, quasi sconosciuto di sua sorella. Il dolore. Le venne quasi istintivo pensare la stessa cosa di Hélène.
Avevano tutte sofferto.
Sandra pianse e si lasciò cadere a terra. Mai come quando Giorgia aveva comunicato della malattia della madre aveva capito di amare Hélène più di ogni altra cosa.
E smettila di piangere
Le parole di sua sorella riecheggiavano ancora.
Hai sempre creduto di risolvere tutto piangendo.
Si rialzò in piedi. Per la prima volta colse un altro lato di tutta la faccenda.
Infondo sua madre era ancora viva.
Si aggiustò di capelli.
Ora sapeva cosa doveva fare.
Ritrovando Hélène
Arrivò di corsa. Sandra notò quanto fosse bella, seppur dal volto sciupato, sciupato da un male non più controllabile. Nonostante tutto lo splendore dei suoi occhi verdi era ancora vivo.
Le corse incontro. Si abbracciarono senza dirsi parole.
Sandra tastò i suoi capelli biondi e lunghi, notando che, forse, non erano così morbidi come a un tempo…
Si aspettava dei rimproveri ma non fu così.
Si guardarono negli occhi.
Nello sguardo di Hélène, paura e sofferenza.
Era ora di fare qualcosa, pensò Sandra.
“Scusami per tutto questo disastro…” Esordì sorridendo e cercando di infondere tranquillità, quella tranquillità che Nama, nonostante il suo dolore, aveva saputo trasmettere a Edith.
“Mi sono persa…ho perso la strada…ho perso quel sentiero che avevo imboccato...”
Hélène la guardò con tenerezza.
“E ti sei innamorata…” Disse
“Si ma…” Sandra esitò un attimo “…innamorata di una donna…”
“Oh!” Esclamò Hélène con dolcezza.
Arrossì.
“…vorrei che tu mi parlassi di te.” Le disse ancora
“Prima che sia troppo tardi.”
Gli occhi di Sandra si inumidirono.
“Sono sempre stata bene, erano rare anche le influenze di inverno…e ora…- Hélène si commosse - …Non si sa ancora bene cos’abbia. Ma quello che è certo è che è una forma tumorale. In gola…e non ho mai fumato…”
A quella notizia Sandra non trattenne le lacrime.
“Ma come ti devono curare?”
“Mi opereranno ma…poi non potrò più cantare…”
Proprio in gola, un organo, per lei, molto rilevante.
Quanto incidiamo sulle nostre malattie?
Nel pensare a quella domanda Sandra si sentì mancare, non ebbe tempo per riflettere avanti.
“Ho pensato molto in questi giorni comunque - disse Hélène -. Non so perché ma ho sempre avuto l’impressione che tu fossi…un po’…un po’ stana: frequentavi così pochi ragazzi, impazzivi per le cantanti pop.
Ma cosa è successo con Edith Julia Sophia Moore?
Insomma…sapevo…sapevo che ti piaceva…ma…insomma era pure irraggiunbile…un idolo come le pop star…”
Sandra trasalì.
Sua madre sapeva di lei molte più cose di quanto pensava.
“Mentre contavo i minuti per arrivare a Milano…- Disse Hélène -…ripensavo alle parole di Giorgia che mi raccontava che eri nei guai ed eri in qualche modi implicata nella vicenda di questa signora…
Ho capito allora che dovevi averla conosciuta…che dovevi magari essertene innamorata e…per questo essere finita nei guai. Chi meglio di me sa cosa vuol dire mettersi nei guai per amore…non essere più in grado di badare a sé ma vivere in funzione dell’altro, perdere l’equilibrio interiore, sbilanciarlo sporporzioanlmente…
Non sono mai riuscita a vincere questo difetto, mi sarebbe piaciuto che tu non l’avessi ereditato.
Mi rendevo conto che non ero stata in grado di insegnarti ad amare nel modo migliore, non sono stata in grado di insegnarti molte cose, forse nulla…
Mi sono poi chiesta cosa cercassi in una donna molto più grande di te. All’inizio credevo fossi strana e basta poi però… ho pensato è che tu più che una compagna cercassi un’altra madre, qualcuna che ti guidi…una madre insomma, quella che non hai mai avuto, …
Ho pensato che ora comunque è tardi. Ho un cancro, è stato trascurato e…”
“Non dire così!” la interruppe Sandra energicamente.
“Certe cose si sentono, bambina…”
“No, non sarà!” Disse Sandra
“…ho pensato a tutte le cose che non avevo fatto, a tutto quello che avrei potuto e dovuto essere e invece non sono mai stata. Ma il mio fallimento più grande, è come madre e ora si vede…”
Sandra le prese la mano.
“La verità non sta solo da una parte” Disse
Ripensò a Edith, a quella sera, e una morsa di dolore le strinse il petto.
“Anch’io mi sono chiusa in me e ho visto solo una parte di te e ho fatto così anche per Giorgia…
Avete soprattutto sofferto. Come me. Abbiamo parlato poco.
E poi…papà, il mio mito…era il mio mito ma ora penso…io sono qui, sono nei guai e lui…lui dov’è?
La sua assenza, l’idealizzazione che ci siamo fatte, io per prima. Chissà dov’è, se sta bene, se è scappato, se ha sofferto…lui però non c’è più e la sua assenza è pesata come un macigno…avrà anche avuto le sue ragioni però…è anche possibile che si stia divertendo adesso…”
Hélène si strinse alla figlia.
“Davvero hai cercato un’altra madre?”
Sandra sospirò.
“Non lo so, non è la prima volta che mi innamoro di donne più grandi…può essere la ricerca di un’altra madre ma…non è questa la radice della mia omosessualità. Forse in questo caso…”
Sandra inspirò profondamente
“Per Edith sento una forte identificazione, ammirazione…però provo anche attrazione sessuale…ho voglia che sia per me una compagna, un modello da seguire, qualcuno da amare e supportare con tutta me stessa…di più non so dirti…mi piace, voglio stare con lei, è tutto quello che so…”
Sandra rimase poi in silenzio
“Ti ho deluso?” Chiese.
“Io credo che ognuno sia libero di gestire la propria inclinazione sessuale come vuole…finchè c’è amore …credo che la ricerca del genitore sia solo una delle cause che ci fa scegliere un soggetto amato. Ma le radici dell’amore non sono solo nel passato. Se tu ami Edith credo non sia solo perchè cerchi un’altra madre, l’amore in sé accoglie qualcosa di inspiegabile. Certo la mia assenza però….”
Sandra voleva controbattere. Non voleva che pensasse davvero che voleva diventare la figlia di Edith. Edith la desiderava come amante e…
In quello stesso istante arrivò Paige che interruppe tutto.
“Sandra - gridò abbracciandola -! Ora ci fanno tornare a casa! Ho convinto Megan a ritirare la denuncia!”.
Sandra si svincolò violentemente e abbracciò Hélène
“Non so cosa provo per Edith…- Disse -. Devo capire, ma so che non può essere solo la ricerca di un’altra madre…” Le sussurrò ancora dolcemente tra le lacrime.
Sandra prese strinse le mani della madre.
“Aspettami qui” Disse ad Hélène.
“Devo fare ancora una cosa…” e cercò qualcuno della polizia.
“Credo di sapere dove si trovi Edith.”Disse a un poliziotto.
“Sai dove si trova?” Chiese Paige che l’aveva misteriosamente seguita.
Ma Sandra non la guardò neppure.
Il suo doppio gioco ed era fin troppo chiaro.
“Si so dove si trova, ora parlo con chi di dovere” Rispose secca.
“…perché non mi hai detto nulla?”
“Sono successe troppe cose in una volta…”Rispose Sandra alzando lo sguardo.
Paige non sapeva cosa dire, come fare per far svuotare il sacco a Sandra.
“Mi dispiace ma Megan…” Cercò di giustificarsi
“Megan non c’entra - la interruppe violentemente Sandra -. Ha fatto bene a fare quello che ha fatto.
Avrei agito allo stesso modo. Ma ci pensi? Sua madre scompare, lei entra nella sua casa trovando…trovando due perfette estranee che si impicciavano dei fatti suoi! E’ stata già così clemente a ritirare la denuncia. E’colpa tua, Paige! Sei tu che mi hai trascinato in questa storia. Ma la colpa è anche mia che, fino ad ora, non ho avuto la personalità per reagire!”
“Ascolta, Sandra - insistette Paige che voleva assolutamente sapere -, dimmi almeno cosa vuoi dire alla polizia…ti faccio presente che l’immagine pubblica di Edith è gia stata rovinata abbastanza!”.
“Non per colpa mia.” Concluse Sandra ed entrò da sola nell’ufficio del commissario.
“ Ritrovata Edith Julia Sophia Moore”.
Sandra sentiva ancora i brividi quando rileggeva uno dei titoli che quattro mesi prima avevano colorito la cronaca.
Se ne stava immobile, con quel foglio di giornale davanti.
Un dolore forte la invase completamente.
Inspirò profondamente come per alleggerire quel carico di pianto che stava emergendo.
Continuò a riordinare la stanza cercando di sistemare riviste, appunti libri e quotidiani.
Ma si fermò ancora. Aveva le mani sporche di polvere e la fronte sudata.
Ma sentè un brivido ghiacciato rileggendo alcune righe dei quell’articolo.
Sprofondò nei ricordi.
“…Hanno ritrovato Edith…” Le sembrava ancora di sentire la voce di Paige quando l’aveva cercata “Avevi ragione tu. Era in India. I giornali ne hanno parlato in modo confuso ma pare che era andata lì a trovare una ragazza. Sembra che abbia avuto una brutta esperienza con i parenti del padre…una storia contorta, pare l’abbiano minacciata forse rapita….”
“E…quella ragazza?”.
“Pare che quella ragazza non stesse male come credeva Edith quando è partita. Pare fosse deceduta in un incidente domestico. Sembra ci sia stata un’esplosione ai fornelli, tuttavia sono state trovate tracce di benzina quindi si è trattato di un omicidio. Quando hanno detto a Edith che stava male non era così, perché era già deceduta. Nama si trovava con la madre quando era successo. Pare si siano incontrate in segreto perché lei era separata…. Pare sia stato i padre e lui…le abbia fatte uccidere. In India succedono queste cose…”
Sandra ricordò il senso di smarrimento a quelle parole. Poteva intuire benissimo quello che era accaduto. Pensò però che Nama almeno per un momento era stata felice. Pensò che prima di morire aveva ritrovato sua madre come aveva sempre sognato. Sapeva quanto fosse un’esperienza meravigliosa.
Sandra rievocò l’intensità del quel desiderio.
Sandra bloccò nuovamente quel ricordo doloroso. Come ormai faceva da più di due mesi.
Riprese a riordinare le sue cose.
La sua stanza di infanzia le infondeva un senso di protezione e sicurezza. E poi alla finestra guardava il mare e questo le faceva mancare meno la sua Milano, quella Milano che, per alcuni anni, aveva amato.
Era passato qualche mese da quando era tornata a vivere a Nizza. Esattamente dalla fine di quella storia.
Da quella volta non ebbe più notizie di Edith. Riguardo Paige cercò di evitarla in ogni modo.
Del resto sembravano passati anni.
Erano successe tante cose: l’interruzione, almeno temporanea dei suoi studi, le vacanze estive, l’abbandono di Milano, la malattia di Hélène…
Sandra ritrovò alcune foto di sua madre.
Risalivano a molti anni prima. Teneva in grembo una bambina. Si trattava di lei, doveva essere appena nata.
“Quanto le assomigliava…”Pensò Sandra accorgendosi quanto Hélène assomigliasse ad Edith. A quell’epoca poi, in modo molto marcato.
Hélène. Dov’era in quell’istante? In quale angolo dell’Universo si trovava? Sentiva le sue lacrime scendere incessantemente, poteva vedere il suo dolore?
Provò un forte senso di angoscia, ancora davanti gli occhi l’agonia di sua madre in quelle sue ultime ore in ospedale.
Strinse forte quella foto sul suo petto.
Sandra non credeva proprio che la sua assenza sarebbe stata così terribile.
Eppure era sempre stata assente.
Ma questa volta era diverso. Era un’assenza diversa. Era irreversibile.
L’aveva ritrovata, come Nama, anche solo per poco. Giusto il tempo di dirle addio.
Nama invece se n’era andata con lei.
Se fosse rimasta in vita probabilmente sarebbe stato l’inzio di una nuova storia.
Ci pensava spesso.
Sua madre avrebbe potuto guarire. Un’altra storia. Quella che però in quel momento non poteva essere…
***
Edith si avvicinò a Sandra…La stanza era buia, le tende scure impedivano alla luce del sole di penetrare. L’intesità del suo calore attraversava i tessuti, Sandra sentiva sudare le mani.
Edith era vestita di rosso, portava un abitino lungo ed estivo. I suoi capelli biondi dorati risplendevano al buio. “Sandra, non sono arrabbiata con te…Megan ha esagerato…Megan…”
Sandra si svegliò di soprassalto.
Era notte fonda.
Sentiva il suo cuore palpitare forte. Faceva caldo, l’estate era nel pieno del suo corso.
Guardò Giorgia. Sembrava dormire, era ferma, accasciata accanto a lei.
“A Nizza non ha mai fatto così caldo.” Sussurrò invece.
Giorgia era ben sveglia.
“Scusami, ti ho svegliato, dovrei tornare in camera mia ma proprio non ci riesco…”Disse Sandra.
“L’hai sognata di nuovo?” La interruppe Giorgia.
Sandra pensò a Edith. Ma non fece in tempo a rispondere
“Anch’io.”Disse Giorgia riferendosi però a Hélène. “E non solo lei.”
Si mise seduta. “Qualche notte fa ho sognato Edith Julia Sophia Moore. Pensa un po’ !!!Non ti sembra bizzarro?”
Giorgia si strinse sul petto di Sandra.
Sandra sentì un’emozione angosciosa trafiggerla come una spada.
Lei, Edith, la sognava spesso, quasi tutte le notti.
Giorgia cercò di non piangere. Ma non ci riuscì.
Non era mai stata così affettuosa prima.
Ora era diverso. Tutto era diverso.
Se io avessi davvero cercato mia madre in Edith…e tutta la mia omosessualità si riducesse solo a questo?
Quell’idea fulminea la fece irrigidire.
“Che succede - chiese Giorgia -? Cos’ho detto?”
“Nulla… - balbettò Sandra giustificandosi -… stai tranquilla. Pensavo alla mamma.”
Sospirò.
“Mi chiedo se non si sia ammalata perché stava male, aveva delusioni e si sentiva sola…sono in molti a sostenere che ci ammaliamo per delle cause di malessere psicologico”
“Non ci credo.” Rispose Giorgia.
“Dici così perché vuoi fartene una ragione - disse Sandra -. Ti invidio, Giorgia. Io non ce le ho le ragioni. E quello che so è che ora vorrei fosse qui…e poi vorrei parlare con lei…parlare e parlare ancora…”
“L’importante è che tu sia riuscita a dirle certe cose, Sandra…vedila in positivo. Tra te e lei i rapporti sono sempre stati assenti. Sarebbe stato peggio se ti lasciava così…invece avete chiarito…avete parlato…anche in quei terribili giorni d’ospedale. Una sera mi ha detto che parlare con te le faceva a volte dimenticare la sua sofferenza.”
Sandra ascoltò in silenzio.
“Sono angosciata, Giorgia…ho paura di tutto e di tutti…e poi non faccio altro che sognare…”Sandra si strinse il labbro inferiore per non continuare a parlare. Stava per sfuggilre che aveva sognato Edith, la riappacificazione con Edith. Ma non voleva che Giorgia sapesse…
“Anch’io sogno la mamma quasi ogni notte.” Disse Giorgia credendo che sua sorella parlasse della madre “…tranne questa notte che ho sognato Edith.”
Sandra sospirò. Se sapessi…. Sognava Edith da un sacco ormai. Aveva iniziato dopo le prime settimane dalla scomparsa di Hélène. Sogni inizialmente angosciosi alternati a dalle notti insonni.
Poi il desiderio di riappacificazione. Del perdono.
Ma il suo problema era che sognava anche Hélène che spesso assumeva le sembianze di Edith. Altre volte era invece il contrario.
Si sentiva angosciata. Il pensiero di aver cercato in Edith sua madre la spaventava…