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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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L'INVENZIONE NEL RAPPORTO CON LA MADRE

Ho letto il testo di Luisella Brusa Mi vedevo riflessa nel suo specchio. Psicoanalisi del rapporto tra madre e figlia.

La riporto perché leggendo questo saggio in molti punti ho sentito l’ebbrezza della convalescenza, come dice Nietszche, del mio spirito che desiderava maggior conoscenza e approfondimento sul tema del rapporto con la madre. Un tema per me molto importante, che mi ha sempre turbato in quanto non riuscivo a trovare un percorso di studio o discussione per comprenderlo, non dico interamente perché non credo sia possibile, però sicuramente in maggior misura.

La complessità del rapporto madre figlia mi ha sempre incuriosito e affascinato, prima di tutto perché voglio godere al massimo la relazione con mia madre. In secondo luogo perché sono la mia esperienza ha dato prova che il rapporto che ho con lei incide nel rapporto con le altre donne.

Lia Cigarini scrive in La politica del desiderio: ‘dietro le altre donne, per ogni donna c’è la madre’

Credo profondamente questo sia vero. Il rapporto con mia madre ha fortemente influenzato quello con le altre donne. Molto spesso mi ritrovo a idealizzarla. Ovvero, c’è tanto di buono in lei. Mi ha aiutato tanto e tutto quello che mi dice si rivela appropriato per me. I suoi consigli è come se scavalcassero le leggi della ragione o dell’errore. Comunque questo buono lo tendo a idealizzare. E questo si traduce nei rapporti con le altre donne. Anche in maniera positiva: non ho nessun problema a riconoscere l’autorità, anzi, mi capita il problema opposto: secondo me tutte la hanno tranne me.

Com’è questo rapporto con la madre? Cosa funziona e cosa no?

E’ necessario partire da questa domanda a mio avviso per iniziare a capire poi come questa relazione incida poi su quella con le proprie pari.

Volevo riportare alcuni passi del libro di Luisella Brusa che mi hanno stimolato e riflettere e fatto chiarezza su alcuni punti.

 

“Si tratta dell’ipotesi che il significante fallico non dreni nella donna tutta la pulsione sessuale compreso il rapporto con il figlio…”

Da qui parte il concetto di devastazione.

 

“Questa avviene ogni volta che la relazione tra donne oltrepassa una certa soglia, la soglia ‘al di qua’ della quale la distanza è data dal rispetto delle forme o dalle presenza di un terzo che sia un uomo, un marito, un obiettivo, insomma un termine esterno che organizza il desiderio.La devastazione è strettamente legata all’attesa alla domanda. Una donna si attende qualcosa dalla madre. In luogo di questo qualcosa che è atteso incontra un’altra attesa, speculare, un vuoto che causa un gioco di specchi, un labirinto. L’attesa è l’attesa di un riconoscimento che sanzioni un godimento sospeso. Una sanzione che lo marchi, lo riconosca e lo introduca nel mondo degli scambi possibili, almeno tra donne”.

 

Si trova inoltre scritto: “la donna emerge nella figlia quando scopre che la madre non risponde su tutto della trasmissione della femminilità”.

 

Insomma c’è una parte di godimento femminile oscuro, non nominabile, ma presente e importante.

Diverso dal godimento regolato dall’ordine fallico. Un godimento che non è quindi regolato dal linguaggio, ma è legato al corpo e al sentire.

Nel libro di questo si tratta ampiamente quindi rimando la lettura al testo.

 

Il concetto dell’invenzione è nell’ultima parte del testo: ‘L’abbandono della devastazione’. Qui ho trovato la liberazione che cercavo perché ho capito di più.

“L’abbandono della devastazione nel rapporto donna-madre avviene quando il soggetto può assumere questo impossibile (Lacan lo definisce l’inesistenza del rapporto sessuale, con questo riferendosi alla irriducibile differenza nei due regimi di funzionamento maschile e femminile, ndr) e aprirsi all’invenzione di una particolare via femminile.

Il passaggio analitico che vi corrisponde per ciascuna è la scoperta che la trasmissione del testimone della femminilità non dipende dalla madre, perché in quanto donna anche la madre patisce di questo difetto di sapere, la madre non sa cos’è una donnacome si fa ad essere donna. Il modo di vivere al femminilità che la madre ha trovato vale per lei, è il suo ed ogni figlia ha il compito di trovare il proprio modo di intrecciare  il reale – l’impossibile di un godimento Altro che non si lascia ridurre all’Uno dell’immaginario – l’immagina del suo corpo e il simbolico –l’assenza di un significante che la designi come donna”.

 

Da queste parole si evince che, nei rapporti con le altre donne, la madre non può dare il senso della femminilità alla figlia, non lo può passare perché - come la figlia - patisce la posizione femminile, che è l'essere fuori dal sistema simbolico. Madre e figlia, nel senso di due
donne, in questo sono pari: necessitano entrambe di una invenzione soggettiva.

La madre però è la prima donna con cui si ha relazione. E’ naturale che il rapporto instaurato con lei si rifletta su quello con le altre donne.

Per riuscire a raggiungere però l’indipendenza da questa influenza è necessaria un’operazione di riconoscimento, riconoscimento di quali aspetti del rapporto con mia madre proietto sulle altre donne.

Dopo di che, cercare di operare un’invenzione soggettiva. Trovare il mio modo personale di essere donna. Un’invenzione, dunque, che parte non più da una mancanza ma da un supplemento, da un essere Altro, un’invenzione in tutta la sua complessità, che affianchi le contraddizioni e incomprensioni

Quali invenzioni ho apportato nella mia vita?

Innanzitutto riconoscendo che anch’io ho un mio modo personale di vivere la mia esistenza.

Vado a fondo delle mie emozioni, le legittimo, le vivo fino in fondo. Non le condanno se non sono come le sue. Insomma mi autorizzo. Mi autorizzo perchè una parte di sapere e di vivere dipende solo da me.

 

 

 

 

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