Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.
Secondo gli psicanalisti il desiderio del bambino verso la madre ad un certo punto viene superato. Il bambino, rinunciando a questa passione, diventa autonomo, capace di pensiero, parola e immaginazione.
Non per tutti va così. In particolare voglio raccontare il caso di Colette.
Colette ha un buon rapporto con sua madre. Le dedicherà un libro, e, da sua madre, l’autrice imparerà l’amore per la natura.
Colette non farà come viene detto in psicanalisi: non rinuncia al desiderio per sua madre ma lo vivrà negli anni attraverso due storie d’amore. In particolare nel rapporto incestuoso tra lei e il suo figliastro, figlio naturale di suo marito, e attraverso la relazione con una donna. Non voglio con questo dire che una relazione omosessuale equivalga al non rinunciare al rapporto con la madre. Intendo dire che nel caso di Colette è stato questo, ma solo nel suo caso e forse in qualche altro ma non generalizzo perché l’omosessualità secondo me è un’altra cosa.
Ma vediamo nel dettaglio la questione del rapporto con la madre visto dagli psicanalisti.
Colette incontra ad un certo punto della sua vita Melanie Klein. “E lo scambio tra questi due geni femminili si svilupperà attorno al tema della fantasia lirica di Ravel L’enfant et le sortilèges” si trova scritto in Colette. Un genio femminile, libro di Julia Kristeva
Il testo scritto da Colette (Divertissement pour ma fille, musicato poi da Ravel con la fantasia lirica sopra citata) racconta di un ragazzino pieno di pigrizia che non vuole scrivere né fare i compiti. Le insofferenze del ragazzino nei confronti della scuola sfociano in una rabbia molto forte e più precisamente nascondono un desiderio segreto per la madre, come viene interpretato da Klein.
La madre del ragazzo inoltre è molto severa e genera inoltre un’ulteriore frustrazione rispetto a quella che già c’è.
La rabbia verso la madre, dice Klein, indebolisce la possibilità di pensare del ragazzino.
Come ne esce? Osservando il coito di due gatti che per lui rappresenta il coito invidiato e temuto dei genitori. Il ragazzino placa la sua rabbia vede l’amore e dimentica.
Klein pare individui nel racconto di Colette la posizione depressiva che caratterizza i bambini in una certa fase che è diversa da quella schizoparanoide. Nella fase depressiva si accetta la possibilità di perder la madre e di ripararla.
Da collerico il bambino diventa un soggetto capace di crearsi una rappresentazione della madre, immaginarla, sviluppare capacità mentali per nominarla, vivere con lei. Ripara e diventa uno che sa pensare.
Ma cosa si intende esattamente per posizione depressiva? Il bambino la vive quando scopre che il suo desiderio per la mamma è desiderio di ucciderla. Accetta quindi di perdere la mamma, il suo dispiacere significa che accetta di rinunciare al mio desiderio per lei. Questa rinuncia equivale a una morte è la strada maestra della sua autonomia, la capacità di pensare, creare, vivere
La fase depressiva prevede che ci sia la rappresentazione interna: si può ritrovare la madre con l’immaginazione
Secondo Kristeva, Colette ha preso invece un’altra strada: Melanie Klein crede che Colette abbia effettivamente fatto come tutti gli altri bambini. Invece no. Colette non rinuncia al desiderio di sua madre. E lo soddisfa con una relazione incestuosa o una relazione omosessuale.
Colette ha una storia inoltre con il figlio di suo marito, per lei figliastro, di molti anni più giovane di lei. E ha una storia inoltre con una donna grazie alla quale rivive l’affetto di sua madre.
Vorrei in futuro approfondire ancora le vicende di Colette