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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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QUELL’INSEGNANTE CHE NON SI DIMENTICA

IL NUOVO LIBRO DI TITTI FOLLIERI “LA SOLITUDINE DELLA CATTEDRA” (Zona contemporanea Editrice, 2013)

Andare a scuola non è solo un’esperienza formativa. Si sa, sembra un’affermazione scontata, eppure molto spesso si dimentica. Andare a scuola è soprattutto un percorso di crescita e di preparazione alla vita. In ogni ordine di scuola, già a partire dalle elementari, una studentessa o uno studente impara a conoscere se stesso, a relazionarsi con l’autorità, con i suoi pari e sviluppa sogni e ambizioni. In tutto questo il lavoro degli insegnanti è fondamentale: non è semplicemente“passare nozioni e concetti” ma guidare verso maggiori consapevolezze e conoscenza del mondo. Nonostante sembri ovvio, alla scuola vengono riservati sempre meno fondi, anzi i tagli sono all’ordine del giorno e gli insegnanti vengono sempre più bistrattati e additati come dei dipendenti pubblici privilegiati che hanno due mesi di ferie e fanno il part time.

La realtà scolastica è complessa e composita, l’ho sempre saputo ma il prezioso lavoro degli insegnanti non mi è mai stato così chiaro come da quando ho letto il nuovo libro di Titti Follieri La solitudine della cattedra (Zona contemporanea Editrice, 2013).

Titti Follieri, un’insegnante in pensione di lingua e letteratura francese alle scuole superiori, racconta la sua esperienza professionale, umana e psicologica, nel mondo della scuola attraverso una serie di bellissime e sentite lettere indirizzate alle sue ex allieve e i suoi ex allievi.

Dalle sue parole emerge quanto siano forti le relazioni che si instaurano tra un insegnante e gli studenti, quanto l’esempio e la figura del prof. siano fondamentali per la crescita formativa e umana dei ragazzi. Le lettere lasciano trasparire quanto l’autrice si sia impegnata a fondo nel suo lavoro, concentrandosi sugli aspetti formativi e didattici senza mai mancare di volgere lo sguardo al sentire dei suoi allievi, ai loro sogni e alla loro crescita umana. Il suo modo di relazionarsi, rispettoso dei ruoli, implicava una continua interrogazione su di sé, sul suo sentire, sui suoi pregiudizi e modi di pensare che le ha permesso di essere aperta e ricettiva all’altro, altra, alla differenza di storie e di vite altre.

I suoi racconti mi hanno emozionata molto, traspare umanità e ricerca un senso libero di stare al mondo nel rispetto del proprio sentire e dei propri sogni. La scrittura è calda e coinvolgente e cattura il lettore rendendolo partecipe di vissuti relazionali intensi e capaci di lasciare un segno che non si scorda.

In ogni lettera si entra in un mondo, quello dell’allieva o dell’allievo, è una storia tra le altre storie, una lettura densa di emozioni e sentimento capace di lasciare il segno.

Serena Fuart

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