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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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QUANDO LA COMPETIZIONE DIVENTA VALORE

Il femminismo è attraversato da conflitti. E alcune si sono poste la questione se dietro questi ci fossero sentimenti di competizione. Nel senso comune, inoltre, i conflitti sono vissuti come negativi.

In uno spettacolo teatrale che ho visto, Dell’umiliazione e della vendetta diretto da Marcela Serli, veniva presentata una scena in cui sulla destra del palco c’erano due femministe che litigavano animatamente tra loro e sulla sinistra delle veline mute e alcune donne che subivano uno supro. La scena era molto forte e il significato che ne ho ricavato era che mentre le femministe litigano ecco cosa continua a succedere: stupri e il proliferare di donne oggetto.

Io rispondo per prima cosa che il conflitto è necessario. Necessario se si vuole spostare o guadagnare ma anche per esprimere semplicemente un sentire diverso. Il ‘non detto’ se fa filare liscia una situazione al momento, emerge poi in tempi imprevisti provocando rotture che possono anche diventare insanabili.

Ma se il conflitto non viene portato avanti per guadagnare o spostare ma per competere?

La competizione può essere produttiva, spinge a migliorarsi e a fare meglio. La competizione punta all’eccellenza e può essere buona cosa. Ma spesso è distruttiva. Anzi lo è sempre nelle strutture partriacali.

Mi chiedo, si può trasformare una competizione che mira alla distruzione dell’Altra, Altro, in qualcosa che più che unire in un omogeneo sentire due o più differenti pratiche, le tenga insieme facendole stridere ma senza distruggersi a vicenda? Quando capita la competizione non credo vada repressa ma accettata nel suo positivo ovvero nella spinta a migliorarsi e, piuttosto che distruggere l’altra parte come vuole la logica maschile, accompagnarsi ad essa, come due entità diverse, che stanno insieme senza essere né integrate né fuse. L’accompagnarsi non esclude sentimenti negativi come voglia di scontro e voglia di vincere. La scommessa può essere tenerli insieme, tener insieme aspetti contradditori come storicamente le donne sanno fare, lasciare agire le forze di collaborazione, di scontro, del desiderio di vincere, tenendole assieme senza integrarle né risolverle. Dalla contraddizione può nascere altro. Il nuovo e ci si può spostare.

Cosa dire alla regista della rappresentazione teatrale? Non è il conflitto che lascia accadere stupri e il proliferare di donne oggetto in tv e neanche la competizione. Piuttosto è il colpo di coda del patriarcato, colpo di coda che va affrontato. E penso che pratiche di pensiero diverse, anche in contrasto, che corrono insieme senza integrarsi, stridendo a volte, ma essendo sempre vicine al sentire della singola, possono aprire strade impreviste provocando spostamenti importanti.

Da quando ho decostruito certe strutture partriarcali presenti in me non voglio più annientare le mie rivali in amore. Nella maggior parte dei casi l’Altra non sarà migliore amica (ma il qualche caso forse può anche diventarlo?) ma le cammino a fianco con tutte le contraddizioni del caso benificiando però di una forza imprevista. Da dove viene? Dal valorizzare piuttosto che distruggere tenendo insieme sentimenti anche molto contrastanti, traendo benificio dal mio migliorarmi. Se siamo due generiamo valore doppio. E devo dire che le cose mi vanno molto meglio.

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