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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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LOST IN TIME terza parte

Paige e Sandra parlano a lungo. Entrambe prese dai loro ricordi. Paige ama Sandra ma nello stesso tempo qualcosa la spingerà a farle del male

 

“Bisogna cambiare noi, essere più comprensivi e forti…cerca di trovare un dialogo”

In quelle parole sentì qualcosa, qualcosa che aveva dentro e che aspettava solo di essere recuperato, l’indicazione di una strada, l’ancora di una salvezza ormai non troppo lontana.

“E mia sorella…?”

“Forse anche lei avrebbe voluto venire a studiare a Milano…ci hai mai pensato?”

Sandra trasalì.

Si, le era venuto in mente molte volte ma...non ci aveva mai pensato veramente...

Aveva come fatto finta di nulla...per evitare complicazioni....per evitare di pensare che a volte, se sua sorella era invidiosa di lei o era poco gentile, forse era perchè in cuor suo soffriva...

Come Lucille...

Tutte quelle menzogne...

Chissà chi era davvero, che personalità avesse nascosto dietro le sue bugie e che problemi aveva avuto per costruire intorno a sè un mondo di falsità...

“Vai a chiamarla…” Disse Paige distraendola dai suo pensieri

“Richiama tua sorella, sii gentile e scusati se prima sei stata antipatica”.Le consigliò conducendola nel suo studio. Sandra sorrise ma sentì un brivido freddo mentre entrava in quella stanza buia e severamente arredata.

“Tranquillizza Giorgia…”Aggiunse ancora “Leo è stato ricoverato in una clinica per disintossicarsi a Parigi. Non tormenterà più vostra madre”

Leo.

Le venne in mente di nuovo quanto fosse un personaggio per lei davvero indefinibile.

Certo un nemico per come aveva tormentato sua madre negli ultimi mesi...ma nei suoi confronti?

Infondo era quello che le aveva permesso di studiare.

Sua madre si era messa con lui proprio nel periodo in cui lei aveva finito il liceo.

Ricordò per un attimo quanto fosse certa che le sarebbe toccato lo stesso destino di Giorgia.

 

Ne sono sicura...scriveva sul diario, in quei pomeriggi primaverili prima dell’esame di maturità...alla mamma interessa che andiamo a lavorare...mi farà lo stesso discorso che ha fatto a Giorgia quattro anni fa: lavoro solo io, non possiamo permetterci l’università...poi studiare arte...a Milano, che inutile spreco di energia. Vai a studiare economia a Parigi al limite...ma meglio di tutto sarebbe...che tu andassi a lavorare...

Renderti indipendente...

Eppure noi abbiamo un fondo destinato ai nostri studi, perchè la mamma non vuole usarlo?

Ha paura di trovarsi in difficoltà in futuro come quello sfigato di Jean-Luc con cui stava quella volta,  che ha sperperato tutti i soldi e ora non ha più nulla... Ma perchè la mamma gli dava tanta retta?

 

Ma a quel tempo Jean-Luc era un ricordo lontano.

Leo era di tutt’altra pasta.

 

Non ci posso credere, stasera a cena Leo ha parlato dell’importanza dell’istruzione universitaria...

Forse c’è una speranza che vada a Milano.

Diceva che nella sua azienda, nonostante svolga attività finanziarie i dirigenti sono laureati in lettere, filosofia, e alcuni dipendenti anche in arte!!!!

Ha detto che ho un nobile interesse come anche Giorgia, peccato per lei sia troppo tardi dato che lavora da quattro anni...

Ho visto la mamma molto interessata a quello che diceva...

 

Sospirò. Vero era che Leo voleva levarsela dai piedi mandandola a Milano...tenersi Hélène tutta per sè e forse anche mettere le mani sulla loro casa, istallandosi da loro stabilmente.

Giorgia viveva da sola da un paio d’anni...mancava solo lei...

Effettivamente così era stato.

E c’era voluto un avvocato per farlo sloggiare dato che stava conducendo delle pratiche per farsi co-intestare la casa...

Per tutti era un nemico. Per lei, non proprio, anzi in un certo senso il suo benefattore...

L’ambiguità delle situazioni, l’ambivalenza delle persone...

Si era battuto per lei. Comunque non era stato facile convincere Hélène....

Ma lui aveva insistito.

 

Con me è più gentile rispetto a Giorgia...scriveva...spesso mi sa che lei se ne accorge e ne è gelosa o invidiosa...la mamma per fortuna non ha notato...se lo notasse...forse sarebbe ancora gelosa...come lo era per papà...

Papà...come mi faceva giocare...come ci divertivamo...

 

 

Tutta apparenza. Sandra si risvegliò dai suoi ricordi. Suo padre l’aveva abbandonata.

E lei lo aveva idealizzato.

Quanto a Leo...forse aveva quella simpatia per lei perchè infondo lo capiva.

A volte aveva sentito alcune conversazioni con la madre.

 

Ha avuto un’educazione rigidissima tra genitori perbenisti e collegi severi in cui ha studiato...poveraccio...è solo da pochi anni che ha sperimentato un po’ di libertà...

A volte esagera...sento fare dei racconti...pare rubi nei supermercati per divertimento e si dedichi a trasgressioni di ogni genere...

 

Non lo aveva mai giudicato, come invece avevano fatto Giorgia e sua madre...

Non gliel’avevano mai detto in faccia...ma lui l’aveva certamente capito, certe cose si sentono...

 

Compose il numero di Giorgia presa da un insolito desiderio di parlare con lei.

 

 “Cosa succede, Sandra? Perché mi richiami?” Dal tono di voce trapelava preoccupazione

Certo non si aspettava di risentire sua sorella.

“Niente di grave…” rispose Sandra con voce dolce, immaginando cosa potesse provare. Di solito si risentivano solo per questioni urgenti...

“…volevo sapere se hai per caso notizie più precise della mamma.” Disse tutto d’un fiato.

“So che ha una rappresentazione di Tosca a Barcellona…altro non so, è un po’ che non la sento.”

“Sono preoccupata - Disse Sandra -.Comunque non ha più problemi con Leo. Paige mi ha detto che è in una clinica”

“Come tutti i suoi ex…” Commentò Giorgia freddamente.

Sandra accettò quello sfogo.

Avrebbe voluto parlarne ancora ma Giorgia cambiò argomento.

“Da che numero mi chiami?”

“Sono da Paige”

“Paige? - Chiese - La vedi ancora?”

“Sono nel suo studio.”

“Ah…” Esclamò Giorgia con tono deluso.

“Cos’hai contro Paige?” Chiese provocatoriamente.

“Lo sai, Sandra…”Rispose decisamente seccata “…quella lì non mi è mai piaciuta.”

“Ma perché ce l’hai con lei? Io trovo che sia stata molto gentile a darci una mano con la causa, se non fosse stato per forse ora mamma non avrebbe più la casa…”

Il tono di Sandra era deciso.

Giorgia sospirò.

“Per questo le sono molto riconoscente - disse calma -, ma ti ricordo, Sandra, che l’abbiamo pagata. L’intero compenso dei concerti in Camargue. Per quello che ha fatto, Paige è stata pagata!”

Ci fu un attimo di silenzio poi riprese sempre molto calma: “Non mi piace che tu la frequenti per amicizia…non mi ispira e…”

“…è perché è omosessuale vero? – la interruppe Sandra - E perché ti dà fastidio che anch’io lo sia!”

“Non è così e tu lo sai benissimo, Sandra.”

Sandra fece per continuare a discutere ma Giorgia la interruppe subito.

“Non è il momento di affrontare l’argomento.” Disse “…sai che sono all’estero e il mio telefonino usa la rete olandese. Sto pagando un sacco di soldi.”

“Ok ok…”Disse Sandra.

“Allora ci vediamo a Malpensa tra due settimane. Mi raccomando, Sandra, puntuale. Non mi piace aspettare e poi sono piena di valigie, se non mi dài una mano questa vacanza diventa un lavoro”

Si lasciarono così.

Sandra sbuffò. Ma perchè Giorgia ce l’aveva su con Paige? Certo, Sandra riconosceva dei lati oscuri, ma come si faceva a non comprendere che non era certo solo per i soldi che la causa era andata così bene?

Giorgia non capiva. Però quel giorno era successo qualcosa. Quando Giorgia aveva parlato di Paige il suo tono lasciava trasparire preoccupazione.

Come se fosse in pena per le sue conoscenze.

Sandra ne ebbe la certezza. Quel giorno era successo qualcosa. Era come se entrambe avessero aperto un piccolo spiraglio di dialogo. Da quel momento in Sandra nacque il desiderio di parlare...parlarle, raccontarle, spiegarle, iniziare a cambiare le cose.

Ricucire il loro rapporto infondo poteva non essere così difficile.

In passato qualche confidenza se l’erano fatta. Giorgia sapeva anche della sua omosessualità senza aver avuto particolare problemi di accettazione....

Si stirò sulla sedia.

Già, Giorgia non aveva mai avuto problemi ad accettare la sua omosessualità....

Ricordò bene la sera in cui gliel’aveva detto.

 

“Confesso che un po’ me l’aspettavo....” Il tono di Giorgia era calmo.

“hai pochi ragazzi e ti piacciono tutte le cantanti pop...per me è una cosa che può capitare, non la vivo come un’anomalia o una malattia....”

 

Chiuse gli occhi, ricordò il volto della sorella mentre le diceva quelle parole.

Un’espressione serena...forse troppo, come di qualcuno che sapeva bene quello che diceva...

Sandra riaprì gli occhi.

E se capiva veramente? Se fosse successo anche a lei?

 

La voce di Paige che parlava nell’altra stanza con un cliente la distrasse.

Fece scivolare via quei pensieri, ora voleva dedicarsi al presente e all’amica.

Aspettando in silenzio notò un librone grosso sulla scrivania.

Si trattava di una versione vecchia del codice penale, constatò andandolo a vedere più da vicino.

Lo prese in mano, iniziò a sfogliarlo anche se, forse, non avrebbe dovuto curiosare....

Notò che era sottolineato, c’erano segnalibri in più pagine.

Paige era proprio brava, pensò Sandra, una professionista a tutti gli effetti.

Si chiese come mai, un tipo così in gamba si interessasse a lei.

Forse Giorgia non aveva tutti i torti ad avere dubbi. Forse non doveva fidarsi così ciecamente...

A quel pensiero si sentì confusa ma continuò ugualmente a sfogliare il libro.

Una foto cadde.

Sandra la raccolse, guardandola: l’immagine ritraeva una ragazza dai capelli biondi e lunghi, alta e snella, con dei libri in mano e occhiali sul naso che sorrideva. Possibile? Somigliava a…

Sembrava proprio Edith Julia Sophia Moore una ventina d’anni prima.

 

Paige entrò nella stanza all’improvviso.

Sandra chiuse in fretta il libro.

“Scusami, aspettavo che finissi la tua telefonata”

“Guardalo pure…” La rassicurò Paige. “Sei curiosa…” Disse ridendo

“… e questo ti può portare molti guai…”Continuò maliziosa.

Era vero, Sandra era curiosa. Ed effettivamente alcuni guai erano proprio dietro l’angolo.

“Com’è andata la telefonata? Sei ombrosa? E’ per tua sorella?”

“E’ che…ho visto Lucille l’altra sera…”Disse Sandra.

“Sandra!” Esclamò Paige con tono di rimprovero “Devi uscirne. E’ finita!”

“Ma ne sto uscendo - ribattàttè Sandra decisa -…è che quando l’ho vista…i ricordi…”

La sua voce si fece roca.

“..i ricordi sono stati molto intensi. E poi…ho notato che mi stava seguendo…”

Paige le si avvicinò accarezzandole la guancia. “…ti stava seguendo perché ti percepisce debole…Lasciala andare …”

“Ma io non l’ho più cercata!”

Disse con tono decisa

“Intendo lasciala andare dal tuo cuore...”

“Ma forse ho sbagliato, infondo stava divorziando”

Sandra si fece nuovamente assalire dal dubbio di aver sbagliato.

Sbagliare...quello di cui aveva avuto sempre tanto timore...

“Non stava divorziando e poi ti ha mentito nascondendoti che era sposata. Mi chiedo come tu abbia fatto a essere così ingenua? Da quello che ho capito quei due sono in crisi ma non hanno alcuna intenzione di mollarsi. Sono solo squilibrati e confusi. La tua relazione con lei avrebbe potuto metterti in seri guai.”

“Ma lui sapeva e approvava…”

“E tu ti fidi di uno squilibrato?”.

Sandra non disse nulla e Paige l’abbracciò.

Un abbraccio sincero.

“Il fatto è che Lucille è molto più grande di te, e tu sei molto spesso attratta da donne che hanno il doppio dei tuoi anni. Di questo devi tenerne conto...” Disse Paige.

Sandra sentì emergere un soffocato e inspiegabile senso di colpa.

Una colpa verso sua madre...

“Non è vero che mi piacciono solo quelle grandi. E’ capitato, tutto qui. Non so perché. Effettivamente però…”

“Sono domande a cui il tempo darà risposta....lavorerai su te stessa. Non credo sia importante se ti relazioni con una tua coetanea o una più grande. E’ importante come si vive la cosa...”

...qualcosa che le creava forse dei sensi di colpa?

Le sensazioni erano troppo confuse, si lasciò distrarre da quello che diceva Paige...

“Però ti inviterei a non dimenticare i dati di realtà. Come va l’università, per esempio”.

 “A parte un esame che non so se farò, sto preparando una tesina, una ricerca sul barocco…”

“Quanti esami ti mancano?” Chiese Paige mentre notava Sandra si distraeva guardando l’immensa libreria.

“Sei esami più la tesi.” Rispose.

“Hassam Childe!” Esclamò d’un tratto, indicando la copertina di un libro sul secondo scaffale.

“Lo conosci?”Chiese Paige.

“E’ uno dei miei artisti prediletti. Adoro i suoi studi di figure femminili. Come lui anch’io ho la passione per Monet. Nella sua storia di pittore si è praticamente convertito all’impressionismo francese dopo aver visto i quadri del maestro. Ho avuto modo di assaporarmi i suoi dipinti in diverse mostre. E’ capace di cogliere fugaci impressioni di movimento. Lo trovo fantastico.”

Sandra prese il testo e iniziò a leggere qualche passo.

“E’ bellissimo questo libro…parla di quasi tutti i suoi quadri…peccato che sia scritto in americano.”

“Inglese…” La corresse Paige.

“La stanza dei fiori!.” Esclamò Sandra vedendo la riproduzione dello splendido capolavoro impressionista. Quei colori caldi, luminosi davano la sensazione di estate, d’aria fresca in movimento, sembrava che il profumo di fiori, riprodotti in varie parti del dipinto, uscissero dall’immagine. Sandra provò un’emozione molto intensa. Per qualche istante fu dentro il quadro, dentro, vicino alla splendida donna ritratta che se ne stava seduta sul divano la cui figura veniva occlusa da un vaso di luminosi fiori gialli.

“Ti piace, eh?” Chiese Paige svegliando l’amica da quella strana esperienza.

Sandra continuò a sfogliare il testo e, inaspettatamente, trovò un’altra fotografia.

Nell’immagine c’era Paige con almeno vent’anni in meno, abbracciata a una sua coetanea veramente bella. La donna portava un abito leggero bianco, sorrideva sinceramente, lo si notava dai ridenti occhi scuri mentre la particolare luce solare di quell’istante rifletteva sui suoi capelli, risaltando la lucentezza del colore dorato. Sandra notò che era la stessa donna della foto dentro il codice penale.

 “Paige…”Disse “…lo sai a chi somiglia la persona che è con te in questa foto?”

Paige si avvicinò.

“Guarda, Paige. Sembra Edith Julia Sophia Moore …”

“Non sembra, Sandra…- disse Paige -…quella nella foto è Edith Julia Sophia Moore.”

Sandra impallidì. “…e…e tu conoscevi Edith?” Chiese timidamente.

“Si, dai tempi dell’università. Abbiamo fatto un po’ di politica insieme...In quella foto...beh, non si vede dove ci troviamo... Eravamo ad una festa di laurea, ma non quella di Edith. Se non mi sbaglio a quel tempo a Edith mancavano sei esami, proprio come te…”

Proprio come te...

Sandra, incantata dall’immagine di Edith, non sentiva quasi più la voce dell’amica.

“Le mancavano sei esami come me...- pensava -...chissà se immaginava il successo che l’aspettava…poterglielo chiedere…tornare indietro nel tempo… chissà se un giorno…un giorno anch’io sarò come lei…”

“Io ed Edith siamo legate da una lunga amicizia - continuava Paige -. E’ una delle persone più care che ho. Penso e credo sia lo stesso anche per lei. Ho anche le chiavi di casa sua”.

Sandra trasalì…no, non ci poteva credere.

“Quando si assenta per i suoi  viaggi spesso vado io a controllare che a casa sua sia tutto a posto” Continuava comprendendo d’aver fatto presa sull’amica. E continuò ancora più decisa. “Le tengo anche la contabilità. Pensa che Edith è molto diffidente. Non ha donne di servizio, non lascia entrare a casa nessuno. Certo non c’è da meravigliarsi dopo l’esperienza con il suo ex marito”

Sandra ascoltava, le labbra socchiuse dallo stupore.

Paige provava un perverso senso di piacere a veder pendere dalle sue labbra quella ragazzina. In quel momento, lo sentiva, stava diventando il suo mito a tutti gli effetti e continuò a giocarci su.

“Ma dì un po’, Sandra, tu com’è che la conosci?”

“Non è che la conosco personalmente - rispose Sandra sospirando -. Studiando mi sono imbattuta in lei più volte. L’ho sempre ammirata, leggo i suoi libri dalle superiori.”

Sandra arrossì ma cercò in ogni modo di non far trapelare la passione che aveva sempre avuto, passione che in quel momento stava esplodendo fortemente, sentendola bruciare dentro come fuoco sulla benzina... Non si capacitava del perché ma sentiva che non era il caso Paige ne sapesse molto. Soprattutto non avrebbe mai dovuto sapere che, uno dei motivi per cui era venuta in Italia, oltre al desiderio di rivedere suo padre era proprio conoscerla personalmente.

“Ma perché non mi hai mai parlato di lei?”

“Edith è famosa. E’ sempre in giro - rispose Paige con uno strano imbarazzo -. Non ci vediamo spesso”

Non è che avesse proprio mentito ma…

“Beata te” Esclamò Sandra sospirando.

“Edith però viene spesso alle mie feste - continuò Paige -. Tu non ci sei stata?”

“Non mi hai mai invitato, Paige.”

Disse con tono di dolce rimprovero.

Risero entrambe.

“Ma davvero non l’hai mai vista di persona?” Chiese Paige.

“Sono stata ad alcune sue conferenze. Ma c’era talmente tanta gente che riuscivo a malapena entrare in sala. A volte non la vedevo neanche, la sentivo soltanto....”

“Vorresti conoscerla personalmente?” Chiese Paige.

Sandra sgranò gli occhi.

“E’ naturale…”Disse

 “Cosa fai sabato?”

“Beh…”

Pensò a Lucille che non c’era più.

“Nulla di speciale”

Rispose sospirando.

“Un mio amico festeggia un anniversario. - disse Paige - Gli ho organizzato una festa. Edith è stata invitata. Mi darà la conferma in questi giorni. Ma credo proprio che verrà. Ci sarai?”

A Sandra si illuminarono gli occhi...

Uno spiraglio di luce nel tunnel nero della metropolitana...

D’impulso abbracciò Paige...

....che rimase rigida, essendosi pentita fortemente d’averla invitata....

 

BluStar

Amiche, conoscenze....sparivano tutte.

Sandra sentiva un senso di solitudine quando, sotto il palco del BluStar, sentiva suonare le band, tutte al femminile, i venerdì sera.

Si distraeva solo quando qualche canzone, portandola in qualche particolare dimensione di sogno, le faceva posare lo sguardo sulle pareti del locale blu, illuminate con luci puntiformi che facevano credere di stare in cielo. E lei in cielo, a volte, le sembrava d’esserci davvero....

 Il BluStar. Lo frequentava assiduamente. Un luogo in voga in quel periodo. Molto amato in quanto spazioso e perchè ritrovo di un sacco di ragazze della comunità lesbica.

 

Le note di un rock forte la travolgevano quella sera più che altre

E lei si lasciava trascinare....

Avrebbe voluto cantare.

Cantare.

Un’altra delle sue passioni.

Esprimere le proprie emozioni in musica....niente di più meraviglioso...

Cantare in un complesso. Un sogno! Cosa avrebbe datto per avere una band!

Appena arrivata a Milano faceva duo con una ragazza che suonava la tastiera.

I risultati non erano poi così deludenti, ma erano entrambe troppo inesperte.

 “Non mi fido di voi…”

Quella risposta quando si erano proposte al BluStar, quella frase tagliente, anche se detta in modo gentile, bruciava forte nel cuore di Sandra anche se erano passati dei mesi.

Anche perché in seguito non si era impegnata molto per migliorare.

“...il canto è anche trasmissione di una parte di se stessi – le aveva detto ancora la gestora del locale  in occasione di quel rifiuto – la tua amica non è molto competente, tu…potresti anche…ma…”

Aveva targiversato. Ma la verità era piuttosto a galla. Ci voleva più grinta.

Per trasmettere se stessi, trasmettere qualcosa...ci voleva personalità e grinta.

Sandra sentiva di avercele tutte le carte in regole...ma ci voleva un bel percorso per migliorarsi...

Poi era arrivata Lucille e tante idee erano state accantonate ....

Paige la raggiunse piuttosto tardi quella sera. I preparativi della festa il giorno dopo eran stati più lunghi del previsto.

 “Ma  stanno insieme quelle due?”

Voci in sottofondo commentavano il fatto che Paige al suo arrivo si fosse seduta sotto al palco vicino a Sandra.

 “Sono solo amiche.”

 “Non credo che Paige piaccia a Sandra.”

 “E’ proprio bruttina…”

I pettegolezzi aumentavano con un crescendo di bisbigli...

“Sei crudele!!!”

 “Eppure proprio Paige ha avuto una relazione ultimamente con una ragazza molto carina

 “Ah si, quella ballerina…”

 “Com’è questa storia?”

“Ma Paige era innamorata?”.

 “Non saprei dirtelo, ma credo di no. Non l’ho vista particolarmente affranta quando è partita”

“Paige non è mai triste per amore.”

 “Per forza.”

 “Paige ha sempre e solo dei flirt. Mai qualcosa di importante”.

Altre due ragazze fissavano Sandra mentre cercava qualcosa nella borsetta.

Estrasse il cellulare.

“Ti dispiace se mi assento per fare una telefonata?”Chiese a Paige.

 “Vai pure.” Disse quando si accorse che anche il suo di telefonino stava squillando. Rispose approffittando del fatto che Sandra si fosse allontanata.

“Pronto?”

“Ciao, sono Edith.”

Quella voce dolce, chiara, particolarmente sensuale emozionò Paige come un’adolescente.

“Ho sentito il tuo messaggio in segreteria. Volevo confermati che domani ci sarò all’anniversario di Luca.” Disse.

“Ti ringrazio.” Esclamò Paige “Sei stata molto gentile a chiamarmi. Come stai? E’ un po’ che non ci si sente. Se non era per il party…”

“Sono stata molto impegnata per la stesura di un altro libro che ho scritto, uno studio su alcuni dipinti di Picasso. E’ stato molto impegnativo …e poi… lo sai che sono stata via quasi un mese in India.” La sua voce spesso si innalzava di un tono per poi tornare a uno più grave e questo, nonostante fosse quasi impercettibile, aveva un effetto molto sensuale.

Paige non s’accorse che era arrossita.

“L’India è bellissima ma è stato faticoso andarci per lavoro…- continuava Edith -…bellissime per carità ma estenuanti queste ricerche sugli Stupa. Mi hanno pagato molto però, più del previsto.”

“E Megan come sta?” Chiese Paige.

“La vedo poco ultimamente. Ormai è nel jet set a tutti gli effetti. Devo dire che sono un po’ preoccupata. Non mi piace il mondo della moda…”

“Megan ha la testa sulle spalle e poi…ha 25 anni…e tu, ammettilo, sei orgogliosa di lei vero?”

“A dire la verità quando ha iniziato a sfilare ero piuttosto preoccupata. Credevo questo lavoro interferisse con il suo studio...Invece, tutto il contrario pare... Mi fido di lei, è forte, ma vorrei si laureasse…”

“E’ andata avanti?”

“Nonostante tutto sì, non so come ha fatto. Le mancano pochi esami e la tesi. E’ determinata per questo. Spero nessuno la porti fuori strada…”

Paige l’ascoltava incantatata. Adorava sentirla parlare. Avrebbe potuto star lì per ore…

 

Chiuse gli occhi per un istante. La rivide davanti a sé…

 

…mentre si avvicinava a lei sciogliendosi i capelli. Paige le prese dolcemente le mani. “Ti voglio bene…”

Edith si fece nuovamente silenziosa.

 

Paige si risvegliò dal suo ricordo.

Sandra stava tornando al tavolo.

 “Dove sei stata?” Chiese Paige ansiosamente come volesse placare il terrore che l’amica avesse sentito i suoi ricordi.

Sandra sospirò. “Ho chiamato mia madre. Finalmente sono riuscita a trovarla.”

“Come sta?” Chiese Paige risollevata dal fatto che Sandra fosse concentrata su altro.

“Non l’ho capito a dirti la verità.” Rispose Sandra. “L’ho sentita molto giù di morale. Sembrava assente e tesa…”

“Non ti ha parlato di cosa la preoccupa?”

“No.”

“Ma potevi chiederglielo…”

“Io e mia madre non abbiamo un rapporto molto confidenziale.”

Sandra parlava ad occhi bassi, pienamente consapevole che l’espressività del suo sguardo tradiva il suo dolore.

“Non ha mai avuto una relazione significativa con me e Giorgia, neanche da bambine. Era mio padre che giocava con noi. La sua indifferenza però ha raggiunto l’apice quando lui è scomparso. Inizialmente si era aggrappata a noi. Aveva paura, presagiva cose brutte…poi quando le prime ipotesi hanno lanciato l’idea che fosse fuggito…magari con un’altra…inizialmente non ci ha considerato più poi…si è attaccata a Giorgia, anche se comunque ha sempre trascurato anche lei, diciamo che quando si sentiva sola andava da mia sorella. Mi manca, ho bisogno di lei. Neanche quand’ero adolescente avevo così bisogno di lei. Vorrei mi aiutasse a dar un senso a tanti eventi…”

“Ma lei sa del tuo rapporto con le donne?”chiese Paige.

“Si, credo l’abbia capito ma non glielo mai detto”.

Sandra sospirò.

“Vorrei fosse più presente. Mi manca, Paige, tu non puoi immaginare quanto.”

E si era quasi commossa.

 

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