Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.
Edith scompare misteriosamente. Sandra la intravede per caso e Paige la coinvolge in una spiacevole faccenda
Sandra arrivò all’aeroporto con ben mezz’ora di anticipo.
Si infastidì al pensiero di quanto avrebbe dovuto aspettare.
“Come se non bastasse mi parlerà tutta la sera del suo viaggio…” Pensava sconsolata mentre estraeva uno dei suoi testi dallo zaino per ingannare l’attesa.
“A dire il vero avrei voglia piuttosto di sentire parlare di Roma…” Si disse pensando a Edith mentre sfogliava il libro.
“Chissà cosa sta facendo adesso laggiù, se sta lavorando soltanto o si godrà un po’ la città…stando a quello che ha detto Paige dovrebbe essere lì già da tre giorni ormai…”
Sospirò.
“Meglio studiare un po’” Si disse.
La sua attenzione ricadde su un dipinto di Adriaen Van Ostade, Interno con contadini.
L’emozione fu così intensa che ebbe una vertigine.
Il seicento fiammingo le piaceva così tanto, non era la prima volta che reagiva in modo così forte.
“Meglio continuare a casa.” Pensò per evitare svenimenti e ripose il libro.
“Forse non sarebbe male fare un giro nella sala delle partenze.”Pensò si avviò lentamente in quella direzione.
Un via vai di persone, valigie, addii, ritrovi. L’aeroporto aveva sempre destato in lei forti sensazioni nostalgiche…
Curiosava intorno, osservava i viaggiatori.
Una donna alta ed elegante, avvolta da una splendida mantella rossa le passò davanti.
Pensò di avere le allucinazioni quando riconobbe i capelli biondi e i gli orecchini che molte volte le aveva visto addosso.
Sandra rimase attonita. Era lei: Edith! Si, la sua Edith! Sembrava impossibile.
Camminava velocemente assorta completamente nei suoi pensieri, il suo sguardo era coperto da occhiali scuri.
Non s’accorse minimamente della presenza di Sandra.
Questa fece per salutarla ma, in un goffo movimento, inciampò su se stessa e cadde a terra.
Un attimo, questione di un attimo, un secondo. Quando si rialzò, Edith si era già dileguata tra la gente.
“Dov’è?” Si chiese rialzandosi, mentre il cuore le palpitava. Gironzolò qualche istante per ritrovarla.
Le sembrò di vederla in lontananza nei pressi di un’uscita per un volo diretto in oriente. In quel momento in borsa squillò il suo cellulare.
“Sandra, dove cavolo sei?” La voce seccata di sua sorella la distrasse e perse definitivamente di vista Edith.
“Sei già in aeroporto? Ho un bagaglio pesantissimo, vedi di sbrigarti a darmi una mano…”
“Arrivo subito…” Rispose Sandra affannata da tutt’altri pensieri.
“Ma non doveva essere a Roma?” Si chiedeva mentre si avviava verso la sala degli arrivi.
“Paige mi ha mentito.”
* * *
L’aria fresca della sera rianimò Giorgia, ancora affaticata dal volo.
L’idea dell’aperitivo in centro di Sandra era stata un toccasana.
Sedute in un tavolino esterno che dava sul corso, le due se ne stavano piuttosto silenziose.
“Ti fermi fino a sabato?”
Sandra ruppe il silenzio mentre cercava di essere forte e tenere più celata possibile la sua agitazione.
“No, me ne vado già domani.”Rispose la sorella guardandosi intorno, assorta nei suoi pensieri.
“Così presto?”
Sandra finse di interessarsi al soggiorno della sorella ma quelle piccole ipocrisie che avevano caratterizzato il loro rapporto stavano per lasciare il posto a ben altri problemi.
“Sandra, devo dirti una cosa.”
Il tono della voce non faceva presagire niente di buono.
“Penso che mamma stia male.” Disse Giorgia con tono fermo e cercando di tenere a bada le sue emozioni.
Un fulmine a ciel sereno.
No, non era possibile.
Per un momento Sandra sentì l’angoscia all’idea della compelta solitudine al mondo.
“Cos’ha?” Chiese ansiosamente
“Esattamente non lo so. Ma ho parlato con la zia e mi ha detto che in questi ultimi periodi è molto strana: ha disdetto dei concerti e se ne sta spesso chiusa in casa da sola, non frequenta più
di tanto i suoi soliti amici. Non è da lei. Normalmente ama fin troppo circondarsi di persone. Non può fare a meno della compagnia.”
Giorgia sospirò.
“Domani torno a Nizza e vado subito da lei.”Concluse.
“Voglio venire anch’io.”Disse Sandra decisa.
“No, ascolta…”
“Si invece.”
Doveva accertarsi di come stavano le cose. No, non poteva lasciare tutto in mano a Giorgia…
“Sandra!” La richiamò sua sorella con tono di rimprovero.
“Lo sai com’è fatta la mamma, vero? Se andiamo lì tutte e due pensa che ci siamo accordate per farsi gli affari suoi. Lo sai quanto la infastidisca che noi ci intromettiamo nella sua vita, la
conosci anche tu!”
Sandra fece per controbattere non sopportando l’idea di rimanere in stato di tensione, ma Giorgia non le lasciò dir nulla e continuò con il suo discorso.
“Probabilmente avrà avuto un’altra delusione sentimentale.” Continuò con tono più pacato “Dopo la storia con il suo Leo non ha avuto altre relazioni. Restiamo d’accordo che domani sera ti chiamo
e ti faccio sapere. Se c’è qualcosa di grave venerdì mattina prenderai il primo treno, intese?”
Sandra non rispose ostentando un’espressione di ostilità.
“Si può sapere cos’hai? Lo sai meglio di me come stanno le cose, non è la soluzione migliore?”
La provocò Giorgia.
“Sei sempre la più brava….” Disse Sandra con tono provocatorio e tirando in ballo antiche rivalità.
Giorgia non raccolse. Era inutile iniziare una disputa. Sandra forse non aveva ancora capito che la situazione era più grave di quanto potesse sembrare....
Sandra era troppo angosciata per lasciare perdere. Aveva bisogno di una scusa per sfogare la sua paura.
“Cerchi di escludermi.” Disse guardando la sorella con aria di sfida.
“Tu sai che non è così.”
Giorgia sospirò.
Questa volta capiva sua sorella. Capiva che le provocazioni erano dettate dal dolore. Anche lei aveva reagito male con la zia.
Cercò di star calma e di addolcire Sandra.
“Lo sai quanto è irritabile - disse calma - Quando la mamma si è separata da Leo non ha voluto che io mi intromettessi nelle pratiche legali a cui eravamo arrivate, quindi dovevo stare alla larga
dalla storia che in quel periodo riguardava te, lei e la tua amica Paige.”
“Per forza, tu non c’entravi! E neanch’io più di tanto dato che della questione, essendo legale, se ne è occupata interamente Paige.”
Nel tono di Sandra però ora sembravano essersi aggiunti nuovi elementi.
Era decisamente fuori di sé.
“Sandra, perché sei così nervosa?”
“Sono preoccupata per la mamma.”Rispose lei.
“Non credo solo per questo. Appena ho nominato Paige…e comunque eri tesa anche prima all’aeroporto. Cos’hai?”
Sandra si irrigidì. Effettivamente al sentire il nome di Paige si era ricordata d’aver visto Edith all’aeroporto. L’idea che Paige potesse averle mentito l’avvolse di un angoscioso dubbio sulla
lealtà dell’amica.
Ma no…non poteva essere…
“Non è che ha a che fare con tutte quelle tue amicizie…tipo Paige?” Chiese Giorgia.
“Ma cos’hai contro Paige?”S’infuriò Sandra. “Non la conosci neanche.”
“Sandra, abbiamo cenato insieme più volte durante il periodo del processo contro Leo…e ti ho già detto che come avvocata sarà pure una grande, ma come persona…beh, non mi ha fatto una buona
impressione. Non mi dà fiducia…”
“Forse perché è omosessuale…”La provocò Sandra.
“Non è per quello e tu lo sai!” Ribattè Giorgia. “E’ che è non mi fido di lei e poi vorrei frequentassi anche altra gente soprattuto persone della tua età...”
“Ma io lo faccio, ho tante amiche coetanee…”Ribattè Sandra.
“Però dedichi più tempo a Paige e questo, secondo me, non va bene…”
“Se è per quello, adesso stavo pensando a Edith.”
“Chi è questa?” Chiese Giorgia.
Sandra si morse il labbro inferiore. Non avrebbe voluto dirglielo.
Edith Julia Sophia Moore era stata il mito anche di Giorgia quando si interessava ancora d’arte.
Sapere che lei l’aveva conosciuta avrebbe ferito Giorgia nel profondo.
Tuttavia forse era il momento di parlare.
“Edith Julia Sophia Moore. Mi è sembrato strano di vederla a Malpensa quando sapevo che doveva essere a Roma.”
A nominare quel nome Giorgia sentì una morsa al cuore.
Vecchi ricordi riaffiorarono dal passato.
Il suo desiderio di conoscerla…tutta la sofferenza della rinuncia agli studi d’arte… sentì una fitta al petto.
Una fitta però che, contariamente a quanto credeva, non faceva più tanto male.
I dolori si possono anche superare. E in questo Giorgia era stata brava e, come aveva potuto, si era creata una sua vita. Ma non ne avevano mai parlato.
“La conosci?” Chiese con un tono tranquillo che Sandra non capì.
“Si l’ho incontrata di persona ad una festa. A quella di Paige per la precisione. Sappi che si conoscono, erano colleghe d’università.”
Il tono di Sandra era volutamente provocatorio.
“Ma tu cosa c’entri, Sandra?” Giorgia nuovamente non raccolse la provocazione preoccupata invece di quali giri frequentasse.
“Non è che sei un po’ invidiosa per caso?”
Giorgia non rispose.
Sandra non capì.
Di solito alla seconda o terza provocazione scoppiava la lite!
“Stai attenta - disse invece calma -. Ho avuto anch’io relazioni con ragazzi più grandi di me. Se non sei sufficientemente salda dentro, fanno di te quello che vogliono”
“Non è la stessa cosa…le donne sono diverse.”
“Non lo metto in dubbio ma sono complicate anche loro.”
“Però ho quasi venticinque anni e…”
“Anch’io credevo di essere matura a venticinque anni, Sandra…”
“Ma alla fine tu sei stata forte. E se capiterà anche a me, farò altrettanto.”
* * *
“Ti assicuro che non so di cosa parli, Sandra, non posso credere che hai visto Edith a Malpensa e comunque io ti ho detto quello che Edith mi ha raccontato…”
Paige non sapeva cos’altro ribattere alle accuse di Sandra.
“Ascolta, Paige, tu non hai motivo di raccontarmi che è a Roma quando invece non è così. Se tu non hai intenzione di farmela incontrare più…pace! Non occorre mentire.”
Paige sospirò.
“Ma è a Roma…te lo ripeto…almeno è quello che mi ha detto, non ti racconto bugie, Sandra!”
Paige cercava con tutta se stessa di convincerla. Non mentiva, del resto anche per lei quella era una novità ed era turbata quanto Sandra di quell’incontro.
“Forse a questo punto chi non ha detto la verità è proprio Edith - disse - …ma io…che ci posso fare? Se non si fida più di me…”
A quelle parole, Sandra moderò un po’ la sua aggressività, come si fosse convinta delle parole di Paige.
“Siete davvero tanto amiche?” Chiese, tornando un po’ sui suoi passi.
“Praticamente come sorelle.” Rispose Paige dolcemente.
“Ti ho già detto che ci conosciamo da più di vent’anni, in pratica da quando andavamo all’università…pensa che Edith mi affida spesso degli incarichi anche molto personali…si fida più di me che
di sua sorella.”
Sandra cercò di convincersi.
“Devo farti le mie scuse, Paige - disse Sandra -. E’ che sono un po’ nervosa. Mia madre sta male e mia sorella…”
Non concluse la frase non sapendo che dire. Giorgia aveva qualcosa di diverso.
***
Sandra cercava inutilmente di studiare. L’ansia le faceva mancare il fiato aspettando da un momento all’altro squillare il telefono.
Un pomeriggio interminabile passato tra scrivania e finestra.
Chiuse il libro di arte antica. Aspettò sera che la colse triste e malinconica.
Cercò di distrarsi. Accese la radio
Close your eyes…
Ancora la canzone di Valencia, la canzone del tempo.
Di nuovo l’immagine di Edith davanti ai suoi occhi.
“The past won’t change, the present won’t give another chance
Il passato non cambierà, il presente non darà un’altra possibilità
Sandra rifletteva sulle parole delle canzone.
Sentiva Edith lontana. Il passato sarebbe cambiato.
E gli errori si pagano tutti. Fino in fondo.
Il presente, era abbastanza chiaro, le non avrebbe dato nuove opportunità.
Avrebbe dato qualunque cosa per essere ancora a quella festa.
Poter cambiare le cose, quel particolare.
“Dipendere da altre persone…- pensava irritata -…non è mai una buona cosa…avrei dovuto trovare il coraggio di chiederle il numero di telefono, oppure darle il mio. Ma questa volta ho davvero
sbagliato. Dover aspettare la mediazione di Paige, questo si è un guaio,…e tutto per un momento di timidezza…”
Pensò per un attimo come sarebbe stato se avesse preso i contatti con Edith.
Forse sarebbe stato tutto diverso. Tutta un’altra dimensione.
Ma la vita poteva davvero cambiare tanto per un piccolo particolare?
Running back in time…
Sandra si commosse quasi. Poi tornò in sé.
Ormai aveva sbagliato. Forse era meglio lasciar perdere tutto.
Edith era irragiungibile, Paige di dubbia fiducia.
Aveva altri problemi. Mollare tutto era la soluzione che pensò prima che qualcosa di più grande scegliesse per lei.
Il telefono squillò e la fece sobbalzare.
“Sandra, sono io…ascolta…”
Il cuore di Sandra prese a palpitare forte al sentire la voce della sorella.
“Pare che mamma non sia stata bene negli ultimi periodi.”
Nonostante cercasse di parlare in modo tranquillo, Sandra poteva percepire tutta la sua angoscia.
“Cos’ha?” Chiese ansiosamente
“Beh…sta facendo delle analisi e…”
“E…”
“Non si sa con certezza…ascolta, riesci a prendere il treno domani pomeriggio?”
“Io lo prendo già domani mattina…”Rispose con decisione.
“Domani siamo all’ospedale fino al primo pomeriggio. Non conviene tu venga presto. Se arrivi con il treno delle diciotto sarebbe perfetto. Poi se vuoi dopodomani l’accompagni tu a prendere gli
esiti degli esami.”
Sandra acconsentì.
“Ma sta molto male?” Chiese ancora.
“Non è costretta a letto, se è quello che vuoi sapere. E’ che negli ultimi tempi ha sofferto di febriciattole un po’ strane e…è svenuta già due volte. Il medico ha caldamente consigliato di fare
degli esami. Comunque ne parliamo meglio domani sera. Adesso la mamma è andata a dormire. Era un po’ stanca. Ti saluta e ti aspetta domani ”
La conversazione si concluse lì non facendo presagire nulla di buono.
Sandra si sedette sul letto coprendosi il viso caldo con le mani gelate.
Cosa stava succedendo? Sentiva il mondo crollarle addosso.
Sussultò quando il telefono squillò di nuovo.
Sperò fosse Giorgia. Sperò le dicesse tutto bene, oppure volesse almeno parlare.
Si precipò sul cellulare ma rimase delusa nel constatare che non si trattava di lei.
“Sandra…è successo un pasticcio…una cosa un po’…strana…”La voce di Paige tentennava non nascondendo una forte agitazione.
Era evidentemente accaduto qualcosa.
“Spero niente di grave.” Rispose Sandra un po’ seccata. In quel momento Paige era l’ultima persona che voleva sentire.
“Il fatto è che Edith…Edith…”
Sandra faceva difficoltà a seguire, Paige parlava con difficoltà e non riusciva a finire la frase.
“Insomma - disse infine facendosi coraggio -…avevi ragione tu, Edith non era a Roma…o forse lo era, non lo so! Comunque è scomparsa. Da quanto aveva detto sarebbe dovuta rientrare da Roma, se mai
c’è andata, quattro giorni fa. Sua sorella Elisabeth infatti la aspettava ieri, dovevano vedersi, avevano preso un accordo ancora prima che partisse. Edith non si è né vista né sentita…
Così sua sorella ha cominciato a cercarla, ha chiamato a Roma e…”
Sandra ascoltava sentendo le sue palpitazioni aumentare spaventosamente.
“…sembra che Edith abbia disdetto le interviste che doveva fare e non si sia neppure presentata agli studi televisivi per la trasmissione a cui doveva partecipare…”
“Ma…è tornata a Milano allora?” Chiese Sandra.
“Questo non si sa - rispose Paige -. Se anche lo ha fatto non ha avvertito nessuno…ecco…è proprio qui che volevo arrivare”
Paige si fermò come non avesse il coraggio di proseguire. Ma Sandra rimase in silenzio non permettendole di sorvolare nulla.
“Sandra…io…non volevo coinvolgerti…”Balbettò.
“Ma…a quanto pare…tu sei l’unica che l’ha vista a Milano quando lei invece doveva essere a Roma…tu sei, pare, quella che l’ha incontrata l’ultima volta. Io…ero molto in ansia...non pensavo a
quello che dicevo quando ho parlato con la polizia…e...ho parlato di te e ora…loro vorrebbero parlarti, dovresti venire alla centrale. Se non hai nulla in contrario ti passerei a prendere
subito…”
Sandra sentì le gambe mancare...cosa succedeva? Che guaio era questo?
Emozioni contrastanti ebbero il sopravvento. Sandra non rispose.
Cosa stava succedendo?
Si sentiva terribilmente confusa.
Cos’era questa storia? Dove’era Edith?
Cosa doveva dire alla polizia? Infondo l’aveva incontrata solo di sfuggita. Non era neppure riuscita a vedere la destinazione del suo aereo, ammesso che fosse dovuta partire. Infondo anche lei si
trovava all’aeroporto senza dover partire.
Cosa c’entro nella vita di Edith?
“Sandra? Stai bene? Passo a prenderti tra un’ora, va bene?”
Sandra si risvegliò dai suoi pensieri.
“D’accordo.”.
“Oh Sandra!”Esclamò Paige felice “Non so come ring…”
“Ma non posso fare tardi!” La interruppe Sandra bruscamente
“Domani devo tornare a Nizza.”
“Stai tranquilla - disse Paige -…però ancora una cosa: non deve trapelare nulla della vita sentimentale di Edith, insomma…che va anche con le donne…è un personaggio pubblico e i giornali non
esiterebbero a fare di una frase che ti scappa un romanzo in due volumi…e poi… ci sarà anche sua figlia, Megan,…non diciamo niente neanche a lei.”
Sandra annuì e Paige ebbe un attimo di sollievo.
Prese le chiavi della macchina ma nella fretta rovesciò una tazza.
Fece per raccoglierla e rimase all’impasse un attimo.
Era la tazza azzurra che le aveva regalato Sandra al suo compleanno. Un completo da thè semplice ma allegro.
Ebbe come un presagio...
In effetti non avrebbe dovuto coinvolgerla...ma...il suo desiderio di protagonismo nella vita di Edith era così accentuato che non aveva esitato un secondo a dire della faccenda di Sandra alla
polizia.
Era innamorata, per attirare l’attenzione di Edith avrebbe fatto qualsiasi cosa...
Megan
L’atmosfera fredda e indifferente fece rabbrividire Sandra.
Gli uffici della polizia sembravano un pochino la sua scuola elementare con lunghi corridoi e tante stanze.
L’odore della carta era molto forte. Sandra se ne stava seduta, in una di quelle stanze, stringendosi nelle spalle di fronte a un uomo magro e maniacalmente preciso che più volte le aveva fatto
la stessa domanda.
“E’ sicura di non aver visto verso quale uscita si fosse diretta?”
“Le ho spiegato che non ci ho fatto caso…”
Ripetè Sandra.
“Stavo facendo un giro, aspettando l’aereo di mia sorella…”
In quello stesso istante vide, dalla porta socchiusa, passare fuori una ragazza alta, slanciata, dai capelli lunghi castani e gli occhi azzurri e grandi.
Sandra la guardò sentendosi trafiggere da un’emozione violenta…era lei…
Megan.
Pantaloni in pelle nera, magliettina verde aderente, portamento perfetto: era una modella a tutti gli effetti.
Aspettò fuori.
“Allora, mettiamo a verbale.” Disse il commissario.
“Lei è Sandra Millet, ha conosciuto personalmente Edith Julia Sophia Moore ad una festa presso un’amica comune…”
Sandra annuiva e notava che Megan camminava nervosamente su e giù.
La stesura del verbale non durò molto.
Finite le procedure Sandra uscì.. Megan le andò incontro, presentandosi con fare molto cordiale.
“Sei stata molto gentile a venire, Sandra…”
Sandra si sentì mancare. C’era un abisso tra loro, in quel momento non sembravano affatto coetanee.
“Mi dispiace per quello che è accaduto.” Disse Sandra un po’ timidamente.
Megan, sicura ed elegante, la metteva in soggezione.
Sembrava perfetta.
Perfetta. Sandra la immaginò proprio così e si sentì d’improvviso molto meno sicura di sé.
Intanto anche Paige ebbe finito la sua deposizione.
Si avvicinò alle due ragazze.
“Vedrai che andrà tutto bene.” Disse abbracciando Megan, ma questa si svincolò abilmente dalla sua stretta.
“Grazie, Paige.” Disse la ragazza con un sorriso freddo e si allontanò.
“Adesso vieni a casa mia a mangiare…”Sussurrò Paige a Sandra ma il cellulare di Paige squillò
“Ciao, sono alla polizia… mah, non si sa ancora nulla…”
Sandra capì che doveva essere la sorella di Edith.
Aspettando che finisse, si diresse verso l’uscita.
Camminava testa bassa non focalizzandosi su nessun pensiero. Senza che se ne accorgesse, all’improvviso, Megan fu davani a lei.
Sandra trasalì.
“Non volevo spaventarti…”Disse Megan fissandola dritta negli occhi.
“Posso farti una domanda?” Chiese con tono sicuro.
“Si” Rispose Sandra un po’ impacciata. Megan la metteva decisamente a disagio. Si sentiva sempre di più in balia degli eventi.
“Volevo solo chiederti con più precisione... com’è che conosci mia madre…”Sandra percepì che Megan non pensava affatto bene di lei. E se ne rammaricò parecchio.
“Come ho detto al commissario prima…la conosco per studio ma personalmente…alla festa di Paige…”
“Però io penso che devi avere una memoria molto forte per averla riconosciuta a Malpensa…”La interruppe Megan.
Sandra respirò profondamente.
Cosa ci faccio nella vita di Edith?
Si sentiva sempre più a disagio squadrata in modo così diffidente.
“Diciamo che ho buona memoria visiva…”Si giustificò Sandra.
“Ci credo!” Disse Megan “…anche se difficilmente io mi sarei ricordata di aver incontrato una persona che alla fine non conosco…e non avrei neppure potuto capire che la sua presenza a Malpensa
fosse in realtà un fatto strano…tu forse sapevi che mia madre si sarebbe dovuta trovare a Roma?”
Sandra pensò che se non reagiva Megan l’avrebbe fatta a pezzi.
Con una forza che non sapeva di avere prese in mano le redini di quella conversazione.
“Io ho visto Edith… - rispose con tono fermo -… e la sera per caso l’ho raccontato a Paige e lei mi ha detto quanto strana fosse la cosa, tutto qui!”
Il suo tono deciso spiazzò Megan
“Mi dispiace se ti faccio tante domande… -si scusò -…ma voglio capire…è strano comunque che tu frequenti persone molto più grandi di te, come Paige…”
“Questi non sono affari tuoi!” Avrebbe voluto risponderle ma tanta forza non ce l’aveva ancora...
In quell’istante Paige finì la telefonata e Megan fu costretta ad interrompere il discorso.