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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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Il desiderio fa ingombro?

Liberare l’Altr.. dell’ingombrante desiderio, vivere della sua assenza, lasciar andare l’Altr…, lasciar morire il desiderio. 

Il desiderio fa ingombro? A volte sì, quando non è reciproco, quando è reciproco ma è troppo.

Un ingombro che ingabbia l’Altr… in uno schema in cui non vuole e non può starci.

Ma il desiderio fa ingombro anche dentro di sé non permettendo alla mancanza (necessaria perché l’amore ci sia) di manifestarsi. Mancanza necessaria per il passaggio di Altro dell'Altr...

Quando si vuol bene a qualcuno è necessario far vuoto dentro, liberarsi dei tanti desideri e lasciare che accada l’impossibile che può essere l’amore che, come desiderato, arriva, oppure il passaggio in altro in assenza dell’amore desiderato che non può e non vuole essere in noi.

“L’amore vive

Del mio ripetuto morire

Lo so bene

E saperlo

Rende leggero il mio patire”  (Hadewijch)

 

 

Ma amare cos’è? Le parole di Luisa Muraro ne Il dio delle donne, libro illuminante

“Amare è uno stare in equilibrio tra felicità e infelicità tra perfezione celeste e pochezza umana, sulla corda tesa di un desiderio che non si perde d’animo al pensiero di quello che gli manca. L’insegnamento dell’erotica comincia con questo accostamento tra l’amore – che è desiderio senza possesso, mancanza che mobilita, passaggio tra mondo umano e mondo divino – e un certo tipo di sapere, quel sapere che, quasi approfittando del suo mancato possesso della verità, si fa mediatore tra scienza e arroganza” 

E ancora

 “Da qui viene che l’amore sia sempre dietro a mendicare, sempre bisognoso e desideroso, sempre in caccia, sempre in attesa. Ma che al tempo stesso, non sia mai a corto di espedienti o privo di risorse, mai perduto, mai rassegnato, sempre disposto a darsi da are. Tale sarebbe l’eredità materna e quella paterna, rispettivamente, secondo il commento che segue al racconto, sebbene il racconto mostri ben altra cosa, e cioè che l’inventiva audace è di Carestia, mentre Poros si limita (si fa per dire) a mostrarsi come dotato di tutto quello che a lei mancava, suscitando il suo desiderio. Il commento didattico ha impoverito l’allegoria, come capita spesso. In effetti, la cosa che ci viene chiesto di pensare non è una coincidenza di contrari né una sintesi né una complementarietà fra la donna e il dio, ma un’intenzione circolare che scava e non colma”. 

“Chi conosce l’amore, dice ancora, sa che nasce dalla privazione, dalla mancanza, e non può essere così bello e buono come volete fare credere.

Mancanza di che cosa? Ci chiediamo. Domanda senza risposta, secondo alcuni. Ma una risposta io l’ho trovata che può sembrare paradossale: d’amore e di capacità d’amare. L’amore nasce mancante e la mancanza lo fa crescere” 

“La questione dell’amore, lo ripeto, è fermarsi prima, fermarsi alla carenza e starci lo stesso, vivere nello squilibrio del meno e del più purchè sia in rapporto con l’altro, andare e venire fra la gioia della presenza e il dolore dell’assenza, perché l’amore soltanto sa quando viene e quando se ne va”

 Luisa riporta anche le parole di Hadewijch: la mancanza che dà vita all’amore

 

L’amore vive

Del mio ripetuto morire

Lo so bene

E saperlo

Rende leggero il mio patire.

 

Dolore e gioia,

pena e dolcezza,

agli stranieri nascondo i segreti del mio cuore.

Profondamente

D questo ho la certezza,

che l’amore si paga con l’amore.

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