Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.
ALTRI MODI DI GUARDARE LE COSE
Un luogo dove guardare le dinamiche ma anche intraprendere relazioni politiche e creative con altre fuori dai giochi di potere, fuori dalle dinamiche di successo che io chiamo negativo (quello che vuole l’assoluta attenzione e il controllo magari anche il denaro)…
Un luogo dove si può continuare a dare autorità alle mie simili nonostante forti conflitti non sempre costruttivi…
Dare autorità a una o più donne è qualcosa che genera ricchezza e libertà. Ma in caso di conflitto, si può continuare a dare autorità? Certo se il conflitto è sano, ma se non lo è? Ebbene è possibile, può capitare e non è buonismo ma amore per le donne e ricerca di libertà.
“L’autorità è una parola, una pratica, addirittura un modo di vivere molto difficile da metabolizzare nel mondo contemporaneo – scrive nel suo libro Autorità, Luisa Muraro.
L’autorità è valore ed eccellenza non è potere, come viene ben spiegato nel testo di Diotima Autorità senza potere.
“Anche l’autorità però agisce sulla libertà, essendo per suo mezzo che questa diventa un fattore dinamico: l’autorità mette in circolo la libertà che ne è origine e seguito. L’ordine creato dall’autorità è quindi un ordine che trova nella libertà il suo vero motore, che sopravvive grazie alla libertà, che si struttura su di essa, e che muore se questa viene a mancare. Potremmo definire l’autorità l’altra faccia della libertà, se per questa non si intende la libertà dell’individualismo ma quella che si dà solo a partire dalla relazione, ovvero da due in su – scrive Ilaria Durigon recensendo il libro di Luisa Muraro Autoritàà e cita le sue parole
“Propongo di combattere il circolo della forza con la forza simbolica dell’autorità che, senza essere in sé buona o cattiva, è orientata in senso relazionale, ammette il consenso libero e contende al potere il terreno della scommessa politica. Intendo la grande scommessa che riguarda la condizione umana e le esigenze più pressanti fra le quali, per un essere umano, dopo il cibo e la casa, c’è anche un minimo di giustizia e di verità”.
Svolgo un lavoro appassionante circondato da donne che andava alla grande finché ad un certo momento dell’anno sono insorte difficoltà forti che si possono spiegare in giochi di potere che hanno generato conflitti purtroppo non costruttivi. Conflitti che mi hanno fatto molto male perché mi facevano sbattere contro un muro di impotenza dovuto agli esiti vani dei miei sforzi.
Andrei fuori luogo andando nei dettagli ma posso dire di essermi sentita un’incapace dopo certe cose che mi erano state dette, dopo aver conflitto a lungo senza ottenere nulla.
E per un po’ ho tolto a loro tutto: autorità, energia e a loro volta anche loro mi hanno tolto delle cose.
E’ stata proprio una grande sconfitta.
Eppure, ad un certo punto ho capito che il luogo simbolico della sconfitta può diventare un luogo privilegiato. Il pensiero di Luisa Muraro che seguo da anni come quello di Maria Zambrano mi hanno insegnato a guardare la realtà fuori da un dimensione binaria e patriarcale. C’è un altrove e un altrimenti dove possiamo collocarci.
E sì, proprio così, la sconfitta può essere un luogo simbolico privilegiato: fuori dai giochi di potere, nell’ombra, come l’ombra di Maria Zambrano quando dice:
“Non comunicai a nessuno la mia decisione di abbandonare lo studio della filosofia, finché un giorno indimenticabile, credo nel mese di maggio, entrò un raggio di luce attraverso una tendina nera che copriva una delle fessure dell’edificio di San Bernardo che davano su un patio. Il professor Zubiri stava spiegando niente di meno che le Categorie di Aristotele. In un attimo io mi ritrovai, non tanto presa da una rivelazione folgorante, quanto pervasa da qualcosa che si è sempre rivelato più adatto al mio pensiero: la penombra toccata di allegria. E allora, in silenzio – nella penombra, più che nella mente direi dell’animo, del cuore – si dischiuse a poco a poco, come un fiore, la netta sensazione che non avevo forse alcuno motivo per abbandonare la filosofia”
E così creativamente ho iniziato a vivere il mio altrove. E guardare con occhi diversi quello che era successo, ricominciando a dare credito alle mie colleghe anche a quelle che non mi hanno sostenuto. Ho un amore innato per le mie simili. Non è buonismo o moralismo è attrazione per le donne, attrazione creativa e politica che significa relazionarmi anche con chi non mi va a genio, anche con chi posso avere dei problemi perché so che da una donna non posso che avere dei vantaggi scambiando autorità.
A poco a poco tutto comincia a cambiare: mi innamoro, sono felice, faccio al meglio quel che resta del mio lavoro valorizzandolo politicamente e creativamenete…
E l’autorità riprende a circolare.
C’era dell’energia d’amore positiva anche in mezzo a tutti quei conflitti. C’era competenza e autorevolezza e tanta autorità che andavano tutte riconosciute.
Si può riconoscere da qualunque prospettiva.
E dal mio luogo privilegiato della sconfitta le ho riconosciute.
E quando l’autorità ha ripreso a circolare tra me e loro sono arrivati i miei di successi. E tanti. Che mi fanno piacere, sarei bugiarda a negarlo…ma fino a un certo punto perché l’altrove dove mi sono trovata è il luogo simbolico in cui voglio stare principalmente.
E così creativamente ho iniziato a vivere il mio altrove. E guardare con occhi diversi quello che era successo, ricominciando a dare credito alle mie colleghe anche a quelle che non mi hanno sostenuto. Ho un amore innato per le mie simili. Non è buonismo o moralismo è attrazione per le donne, attrazione creativa e politica che significa relazionarmi anche con chi non mi va a genio, anche con chi posso avere dei problemi perché so che da una donna non posso che avere dei vantaggi scambiando autorità.
A poco a poco tutto comincia a cambiare: mi innamoro, sono felice, faccio al meglio quel che resta del mio lavoro valorizzandolo politicamente e creativamenete…
E l’autorità riprende a circolare.
C’era dell’energia d’amore positiva anche in mezzo a tutti quei conflitti. C’era competenza e autorevolezza e tanta autorità che andavano tutte riconosciute.
Si può riconoscere da qualunque prospettiva.
E dal mio luogo privilegiato della sconfitta le ho riconosciute.
E quando l’autorità ha ripreso a circolare tra me e loro sono arrivati i miei di successi. E tanti. Che mi fanno piacere, sarei bugiarda a negarlo…ma fino a un certo punto perché l’altrove dove mi sono trovata è il luogo simbolico in cui voglio stare principalmente.