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Questo sito vuole affrontare da un punto di vista del femminismo della differenza le relazioni tra donne, tra amiche, colleghe, madre figlia ecc. Il blog ha pensieri, contributi, poesie.

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IL SEGRETO DELL'ANORESSICA

IL SEGRETO DELL'ANORESSICA
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MERCOLEDI’ 8 LUGLIO ore 18,30

LIBRERIA DELLE DONNE

Via Pietro Calvi, 29

Punto di vista diverso sull’anoressia.

Serena Fuart, psicologa, attiva nella redazione del sito della Libreria delle donne, ci parla del romanzo di Francesca Avanzini Ha ballato una sola estate (Youcanprint Self-Publishing 2015). L’autrice racconta la vicenda di Maddalena, adolescente negli anni Sessanta. La giovane vive l’esperienza dell’anoressia scoprendo che questa malattia non è solo un doloroso fatto individuale e familiare ma si colloca in un preciso contesto politico-culturale. Ne esce attraverso un percorso di autocoscienza. Introduce Rosaria Guacci.

IL SEGRETO DELL’ANORESSICA

L’anoressia è il male dei nostri tempi. Come una volta l’isteria. A volte va anche di moda “fare le anoressiche”, come era anche una gran moda “fare l’isterica”. Mode come patologia vera e profonda però hanno matrici comune. E sono sessuate. Indubbiamente. L’anoressia è un problema che riguarda le donne anche se c’è qualche anoressico ma di malati maschi ce ne sono un numero così esiguo che non si può parlare di un problema anche maschile o peggio che riguarda donne e uomini indifferentemente. L’essere donna non è indifferente per sviluppare un sintomo isterico. Psicologi, psicoanalisti e tanti altri “specialisti della mente” vedono nel rapporto con i genitori, soprattutto con la madre, colpevole comunque sempre e di tutto nella cultura attuale, la causa del fatto che una ragazza possa ridursi pelle e ossa.

Hilde Brunch nel suo libro Anoressia raccontando dell’anoressica, del suo stile di vita, individua le cause dei suoi comportamenti all’interno di un rapporto asfissiante con la madre, nella maggior parte dei casi simbiotico in cui la madre veicola emozioni tramite il cibo e tende ad interpretare i bisogni della figlia confondendoli molto spesso con i suoi. Oppure l’anoressia è il rifiuto del desiderio, della sessualità, dell’Altro secondo teorie lacaniane. Scrive Domenico Cosenza nel suo articolo Il silenzio e la voce nell’anoressia mentale …”Ciò ha condotto, nell’ultimo ventennio, a mettere in evidenza la portata antimetaforica interna all’anoressia mentale, a mostrare come in essa, ad eccezione delle forme isterico-nevrotiche, il corpo non fa metafora, e non si struttura a partire da una fallicizzazione che lo iscrive nella dialettica del desiderio. In questa prospettiva, si rivela fuorviante ogni tentativo di ricondurre la genesi della diffusione di questo disturbo nella ragazze all’imperativo sociale alla magrezza femminile incarnato dalla moda. Proprio al contrario, l’anoressia vera si presenta proprio come uno scacco nel processo di fallicizzazione del corpo della ragazza, e come un fallimento della sua possibilità di muoversi nella dialettica del sembiante propria alla mascherata femminile (Soria, 2000, p. 52).

In questo senso, nell’anoressia mentale l’emaciazione per effetto del rifiuto di alimentarsi non ha nella gran parte dei casi valore di messaggio o di domanda, non funziona come appello all’Altro, come operazione volta a strappargli un segno d’amore. Al contrario, il rifiuto del cibo è soprattutto un’incarnazione del rifiuto dell’Altro: una maniera per difendersi, per tagliare i ponti da un Altro minacciante, invasivo, quando non addirittura persecutorio” Sostanzialmente non dico sia sbagliato quello che sostiene Brunch o anche questa teoria di stampo lacaniano che vede nell’anoressica una ragazza che si nega al suo desiderio dell’Altro. Quello che sostengo è che questi problemi si inseriscono all’interno di un contesto culturale e politico ben preciso, un contesto che vuole dire e raccontare le donne con parole maschili o parole dell’universo neutro e oggettivo, che poi è comunque di cultura maschile. L’anoressica si sottrae alle parole dell’altro che la vogliono raccontare. E protesta con il corpo contro un’educazione repressiva, quel tipo di educazione soffocante che veniva data alle donne fino a pochi anni fa e in molti casi ancora oggi magari non in modo manifesto ma con sottili giochi psicologici volti a instaurare una morale propriamente repressiva e maschile.

Scrive Ida Dominjianni, giornalista del manifesto, intellettuale e impegnata nel movimento delle donne: “non torna l’interpretazione sempliciona e deterministica dell’anoressia come malattia tutta e solo indotta da canoni estetici dominanti, che di conseguenza colpisce una popolazione femminile subalterna a quei canoni, vittima destinata e inconsapevole di chi li confeziona e glieli impone. Non torna quel gran vocio confuso e aggressivo che si condensa, ancora una volta, a fare e disfare la norma della donna “giusta”…Tutti dicono che l’anoressia ha sostituito, a fine 900, il sintomo isterico di fine 800;ma pochi s’interrogano su come e perché questa sostituzione sia avvenuta e che cosa segnali quanto alle trasformazioni della soggettività femminile avvenute nel corso di un secolo. Prendersela con l’industria della moda esenta da più fini interpretazioni di ciò che quel sintomo di estrema magrezza “vuole dire”, in un mondo dominato dall’estrema grassezza di tutto: consumo, potere, soldi. Annegare l’anoressia nel mare magnum del culto narcisistico del corpo nella società dell’immagine, nega l’evidenza che l’anoressia il corpo non lo coltiva ma lo rifiuta. Trattare le anoressiche come un esercito di vittime ignare delle altrui strategie, distoglie lo sguardo dalle perverse strategie di libertà che con la loro insostenibile leggerezza autolesionisticamente tentano. Abbagli su abbagli, come sempre quando il vocio sulle donne si sostituisce all’ascolto di quello che le donne non dicono, o dicono come possono.”(articolo apparso sul “Manifesto” il 21 novembre 2006)

Il romanzo di Francesca Avanzini, Ha ballato solo un’estate ha per protagonista una ragazza che si trova ad affrontare questo delicato problema. Con una narrazione avvincente e scorrevole, fa vivere alla lettrice, al lettore tutte le tappe evolutive della ragazza, raccontando le sue emozioni ma anche la società, il tipo di famiglia in cui vive ma anche l’educazione che le viene impartita, educazione in linea con l’epoca storica in cui i protagonisti vivono. E quello che alla fine salva Maddalena non è una psicoterapia, o un gruppo di psicologi, ma un percorso politico di liberazione da regole e dettami che non la corrispondono (non a caso siamo negli anni ’60-70), con l’autocoscienza e con la frequentazione di ragazze e ragazzi politicizzati. Non è che il rapporto con la madre o il padre non c’entri nulla. Anzi.

Ma non è solo quello il problema, non è soltanto lì il nocciolo della questione. Un po’ come il femminicidio o lo stalking. La patologia c’è, nessuno la nega ma non sfocerebbe nella violenza o nell’omicidio in tanti casi se alla base davvero del problema non ci fosse una questione culturale profonda. Il segreto dell’anoressica è la cultura che è contro di lei. Svelandolo si può davvero invertire le tendenze che vedono questo fenomeno in crescita. Serena Fuart

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